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Firenze, 15.5.19

Nel commentare l’annullamento del confronto all’ITT ‘Marco Polo‘ a causa della presenza di CasaPound tra i candidati per Palazzo Vecchio, il dirigente scolastico Ludovico Arte afferma quanto segue: “Se un preside escludesse una forza politica di sua iniziativa, si creerebbe un precedente pericoloso utilizzabile da chiunque contro qualunque forza politica” (‘la Repubblica Firenze’, 11.5.19). Ragionamento che non fa una grinza.

Lo stesso giorno rincara la dose il direttore del ‘Corriere Fiorentino’ Paolo Ermini: “Nardella e Bundu sarebbero andati a bersaglio con più efficacia se si fossero presentati al Marco Polo”. Infatti il sospetto è che il Sindaco di Firenze temesse di essere proprio lui il bersaglio qualora qualcuno durante il dibattito assieme agli studenti gli rinfacciasse qualcosa sullo stato degli edifici scolastici. Soprattutto dopo che era stata tirata fuori una segnalazione del 2013 che faceva intendere che l’istituto ‘Meucci‘ era interamente da ricostruire. Ci hanno messo una pezza, ma non è che si possa dare la colpa ai neo fascisti se poi i tetti delle scuole crollano. Chiarelettere ha appena pubblicato un libro intitolato ‘Me ne frego’ per ricordare l’atmosfera del Ventennio, ma se poi ci si mettono anche i Ministri a fare ‘skuola’ con “chi se ne frega di andare a Lione”, il pranzo è servito: peccato poi che la città francese sia piena di studenti universitari.

Nella sua docu-fiction ‘Firenze secondo me’ il Senatore di Scandicci ha erudito il popolo italiano sul castello di Torregalli del 1427, una volta sede del catasto. Già che era in zona, e visto che non si è ancor degnato di andare in pellegrinaggio a Monte Senario, come mai non ha fatto un salto anche in via del Filarete dove è domiciliato il suddetto istituto tecnico?

Se esistesse il reato di omissione di atti d’informazione, pure il direttore Ermini potrebbe essere denunciato: dopo le paginate sullo ‘State of the Union’ ed ‘ErasmusAlumni’, ma cosa gli costava a chiedere ai vari candidati sindaci cosa ne pensassero di candidare Firenze per l’Agenzia europea per il lavoro? ( http://www.civitasdemocratica.it/2019/05/05/orate-o-orinate/#AEL ) E se addirittura “le fondazioni devono uscire dai salotti e parlare con i cittadini” (‘Corriere Fiorentino’, 12.5.19), perché non lo possono fare anche i giornalisti? Oppure è sufficiente il nuovo hub digitale in costruzione all’ex caserma Cavalli gestita dai soliti noti?

La mattina del citato evento Erasmus in Palazzo Vecchio (9.5.19), la giornalista del ‘Sole’ Alessia Tripodi che moderava l’incontro, interpellata sul problema, ha detto che il Governo ha fatto scadere i termini del 6 maggio per la candidatura di Milano all’Agenzia in questione (e chissà se c’era in ballo l’Afol). Ma la partita è chiusa per l’Italia? “Mi informerò” ella dixit. Comunque sia, il tema alla stampa locale era stato sollevato ben prima.

Che l’informazione in Italia abbia un problema di credibilità lo denuncia in maniera virulenta Peter Gomez sull’ultimo numero di ‘FQ Millennium’: “Gianluca Griffa, l’ex responsabile del Centro oli in Val d’Agri, che cercò inutilmente di spingere l’azienda a correre ai ripari, ma che fu per i giudici ‘isolato’, messo ‘in ferie forzate’ e si suicidò a soli 38 anni dopo aver scritto un lungo memoriale”: a scanso di equivoci, stiamo parlano di ENI.

I nove bollini verdi (su nove) del sito di Agi‘, titola trionfalmente l’Agenzia Giornalistica Italiana. Per proseguire: “L’attesa pagella di NewsGuard sui media italiani è arrivata: in molti promossi, ma pochissimi hanno fatto il pieno sui severi criteri di credibilità e trasparenza”. Ma l’Agi sarà mica di proprietà dell’ENI? No perché sorge il dubbio facendo invano una ricerca per “Gianluca Griffa” sul sito dai nove bollini verdi; il cui motto è “La verità conta”. Oppure costa? Ecco appunto, non sarebbe stato più coerente se l’avessero chiamata direttamente Agip?

Sempre Gomez: “Durante Mani pulite Nuzzi scopre l’elenco dei fortunati inquilini che affittavano a equo canone dei lussuosi appartamenti nel centro di Milano di proprietà di un ente pubblico. A decidere chi poteva abitare per poche lire in quelle case era allora un politico corrotto. L’elenco degli affittuari era una grande notizia. Nuzzi cominciò a telefonare a varie redazioni per proporre lo scoop. Nessuno però appariva interessato. Finché un capocronista gli disse: «Gigi, ma tu l’hai letta bene la lista?». «No, l’ho appena presa». «Be’ leggila: c’è il mio nome e pure quello del mio vice». E’ la stampa italiana, bellezza”.

Quanto a “bellezza”, semmai l’informazione del Belpaese potrebbe essere paragonata ad una sorta di cosmetico: da NewsGuard a NewsFard?

Cordialmente

Giovanni Amaducci

(CivitasDemocratica.it)

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