AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI FIRENZE
(Dott. Antonio PEZZUTI)
P.C.
PROCURA DELLA REPUBBLICA DI FIRENZE
(Dott.ssa Rosa VOLPE)
(segreteriaprocuratore.procura.firenze@giustizia.it)
PRESIDENZA E CONSIGLIO REGIONE TOSCANA
GRUPPI CONSILIARI COMUNE DI FIRENZE
Oggetto: proc. n° 29868/2025 mod. 44 (ex n° 684/2022 mod. 45), 31600/2025 GIP
Presidente Pezzuti,
di seguito quanto proferito dalla Dott.ssa Martucci al Sottoscritto nell’udienza del 27.4.26, durata meno di un minuto: “Vedo che Lei insiste”.
1) Il decreto di archiviazione da parte di quest’ultima, datato 30.4.26 (allegato 1) e ritirato alle Poste il 19.5.26, viene motivato innanzitutto “perché l’opponente non può essere considerato tecnicamente persona offesa del reato ma anche sulla base dei principi fissati sulla Suprema Corte in materia”, nonché “trattandosi di generiche richieste sulla filiera dei rifiuti o sull’attività dell’Alia”. A pelle verrebbe da replicare che, seguendo la stessa logica, se un cittadino è in grado di avvisare la Polizia accortosi di una rapina in una banca anche se non è la sua, è inutile che lo faccia, perché poi ci pensa la “Suprema Corte” a cassare il suo senso civico; oppure sarebbe come girarsi dall’altra parte se un cittadino si accorge che qualcuno sta sversando rifiuti tossici in Arno. Esce però il 17.5.26 su ‘la Repubblica-Firenze’ articolo dal titolo ‘Rifiuti, 35 milioni dalla Regione per potenziare la raccolta differenziata‘ in cui si parla di “informatizzazione dei servizi… e un ulteriore rafforzamento del porta a porta” (allegato 2); mentre giorni prima (13.5.26), sempre sul medesimo quotidiano, l’annuncio ‘Rifiuti e scarti tessili, l’accordo su riciclo Plures avvia la sperimentazione a Prato‘, un “progetto sperimentale, primo in Italia, il cui obiettivo è quello di mettere in piedi una filiera per la gestione dei rifiuti tessili e per il loro recupero industriale”, protocollo firmato con “Confindustria Toscana Nord e Confindustria Centro e Costa” (allegato 3). Mentre il 16.6.26 sempre ‘la Repubblica-Firenze’ titola ‘Nella banca fantasma dei clan affari da 100 milioni l’anno‘ in cui il sistema si basava “su un giro di compensazioni di debiti e crediti tra aziende del pronto moda pratese e altre”. Fino ad arrivare all’incendio dell’8.6.26 presso la ‘Delca Energy’ di Vicopisano (PI) che “ha coinvolto circa 2.500 tonnellate di rifiuti plastici. La nube nera, visibile per chilometri, ha spinto i Comuni confinanti a emanare ordinanze immediate”, come riporta ‘la Repubblica-Firenze’ del 18.6.26 (allegato 4). Tutti temi toccati nel fascicolo.
2) C’è un passaggio nella prefazione della pubblicazione ‘Quanto manca alla verità su stragi e attentati‘, uscita settimane fa in occasione del 33° anniversario dei Georgofili a firma del Sostituto Procuratore Antimafia N.Di Matteo: “Collegare i fatti l’uno agli altri, cercare di non cadere nella tentazione di spezzettare, atomizzare, contesti che invece devono essere valutati in termini complessivi. Questo è ciò che magistrati, investigatori, politici, giornalisti e storici dovrebbero fare per comprendere realmente ciò che è accaduto”.
3) Se, come recita il suddetto decreto, “l’opponente non può essere considerato tecnicamente persona offesa del reato”, nella recensione del recente libro di Katia Poneti (2025) intitolato ‘Transizione Ecologica e Giustizia climatica’ ( https://www.castelvecchieditore.com/prodotto/transizione-ecologica-e-giustizia-climatica-cambiare-lo-sguardo-sui-diritti-per-trasformare-le-societa-fossili/ ) si legge che “è nelle Corti di giustizia che si gioca la partita decisiva: veri e propri luoghi di confronto, dove l’attivismo della società civile incontra la costruzione giurisprudenziale” ed in cui l’autrice “analizza come questi diritti siano stati recepiti nelle Costituzioni di tutto il mondo” e mette in risalto “il ricorso alla Corte Europea dei diritti umani (CEDU) di alcune anziane donne svizzere che si son viste riconoscere il diritto alla vita e al benessere fisico, minacciate dall’inazione climatica dello Stato”.
4) Se la Dott.ssa Martucci nel decreto invoca la “Suprema Corte” di Cassazione, nel fascicolo in oggetto si era chiamata in causa la Costituzione; si riporta pertanto quanto scritto al paragrafo 4 dell’opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura datata 24.11.25 (allegato 5): “L’impressione è che la DNA quando il 12.6.25 ha rispedito a Firenze l’integrazione depositata il 6.6.25 con tutti i suoi allegati, volente o nolente, abbia messo la Procura fiorentina di fronte alle proprie responsabilità”, dove altresì veniva riproposto quanto riportato al primo paragrafo dell’esposto alla DNA nel giugno 2025: « giova ricordare che il procedimento in oggetto era stato depositato 11 giorni prima della legge costituzionale n.1 del 2022 che ampliava l’art. 9 della Costituzione con, riferendosi alla Repubblica, “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Come spunto di riflessione si mette pertanto alla Vostra attenzione se questo comportamento della Procura di Firenze, abbia o meno recepito appieno il sopracitato articolo costituzionale, o quantomeno tenuto in considerazione le “future generazioni”. A proposito, pochi giorni prima della quasi alluvione a Firenze del 14.3.25 era stato scritto in un post il 10.3.25 ( https://www.civitasdemocratica.it/2025/03/10/salvagente-firenze/ ), messo a conoscenza di segreteriaprocuratore.procura.firenze@giustizia.it e rita.fava@giustizia.it della segreteria Dott. Tescaroli, che “se si vuole affrontare il problema ancora più a monte delle casse d’espansione, senza una capillare gestione dei rifiuti ( https://www.civitasdemocratica.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/AliaIA.mp4 ), come già accennato, se questi finiscono in mare esso poi si surriscalda con conseguenti bombe d’acqua” ». La Dott.ssa Martucci nel decreto di fine aprile non fa il minimo accenno né all’art.9 della Carta, né alla Direzione Nazionale Antimafia, né alle “future generazioni”.
5) La ragione per cui a febbraio 2025 era stato messo tutto in copia alla Procura di Prato, era motivata anche dal fatto che Alia ha in gestione anche quel Comune. A giugno di quell’anno era stato chiesta informazione via email sull’assegnatario. Risposta: Dott.ssa Canovai (proc. 689/2025); e quindi alla medesima era stata inviata per raccomandata copia dell’opposizione del 24.11.25. Come rilevato dalla stampa, nel gennaio 2026 il CSM all’unanimità ha trasferito quest’ultima a Firenze. Dopo il decreto della Dott.ssa Martucci, è stato chiesto alla funzionaria della Procura pratese A.Chiarello che esito avesse avuto il fascicolo: il 1.7.26 la notizia (dalla Dott.ssa C.Barone) è che il fascicolo è stato riassegnato alla Dott.ssa M.Niccolini. Ciò che comunque risulta stravagante è che dopo i richiami da parte del Procuratore Tescaroli nei confronti del Ministro Nordio, quella procura, invece che essere rinforzata, abbia subìto un ulteriore ridimensionamento del personale. Ed emblematica è la sospensione di tutte le udienza a fine maggio del Tribunale pratese. Perplessità su questo trasferimento è stata formalizzata dal Sottoscritto anche alla Dott.ssa Volpe della Procura fiorentina a fine marzo. In quell’occasione (25.3.26) è stato fatto presente a quest’ultima, in riferimento all’udienza del 27.4.26, che «Mi presenterò davanti al GIP avendo formalizzato che su 13 depositate “esistono nel fascicolo in oggetto solo 3 delle integrazioni elencate”».
6) Dal momento che nel decreto di archiviazione del GIP è stato usato il termine “tecnicamente”, va ricordato che né il Dott. Turco, né l’ex Procuratore Spiezia, né il Dott. Dominijanni, che ha inoltrato richiesta di archiviazione al Tribunale (allegato 6), ma neanche la stessa Dott.ssa Martucci, cioè tutti coloro che si sono passati di mano il fascicolo in oggetto, sono dei tecnici. In merito alla perizia tecnica disattesa si ripropone quanto esposto al paragrafo 1 dell’integrazione del 23.4.26 indirizzata alla Dott.ssa Martucci pochi giorni prima dell’udienza (allegato 7): «Visto poi che il Dott. Dominijanni per giustificare l’archiviazione parla di “confusa rappresentazione dei fatti” che quindi “rende del tutto improbabile proficui sviluppi investigativi”, giova ricordare che il video con i cassonetti apribili a mano (visibile su https://www.civitasdemocratica.it/2025/02/12/aliops/ ), era stato inoltrato il 12.2.25, oltre che a tutto il Consiglio comunale, Sindaca inclusa, anche a segreteriaprocuratore.procura.firenze@giustizia.it … In merito agli improbabili “proficui sviluppi investigativi”, ben prima del suddetto video, semmai era la Procura di Firenze che avrebbe dovuto verificare il software Alia di contabilizzazione dei conferimenti sulla base di quanto segnalato al momento del deposito a gennaio 2022 ( https://www.civitasdemocratica.it/2022/01/31/alla-procura-di-firenze/ ) ». Nulla di tutto questo è stato fatto. E per aggiungere un tono di comicità, quando la chiavetta Alia “finisce giocoforza vicino allo smartphone quando tutto va nel borsello, viene continuamente rilevata dal telefono, che tenta di avviare una comunicazione” (‘La Nazione’, 24.5.26). Nell’articolo viene indicata “la tecnologia Nfc – acronimo di Near field communication”, mentre al paragrafo 8 dell’esposto originale di gennaio 2022 si parlava “di chiavetta dotata di tag RFID”: il primo è comunque una “sottocategoria” del secondo ( https://www.nexi.it/it/news/2022/05/differenza-tra-NFC-e-RFID ).
7) Era già stato incluso, ma pure riproposto nella integrazione alla Dott.ssa Martucci del 23.4.26, l’articolo de ‘la Repubblica-Firenze’ del 18.2.25 ( https://www.civitasdemocratica.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/la_Repubblica_FI_180225.pdf ), questo pubblicato, coincidenza, 6 giorni dopo il post sui cassonetti Alia apribili senza chiavetta; articolo in cui il Consigliere comunale Bambagioni, presidente Commissione controllo, chiede le “dimissioni dell’ad, Alberto Irace”, la Consigliera Del Re che “sarebbe opportuno tener fuori il servizio idrico dal perimetro Multiutility” ed il Consigliere Palagi che “L’ad non c’è, è andato via…” (forse è grazie diretto interessamento di quest’ultimo che la DNA ha causato la riassegnazione del fascicolo da 684/2022 a 29868/2025). Domanda: questi Consiglieri sono mai stati interrogati dalla Procura o chiesta verifica delle loro dichiarazioni dal Tribunale? E sebbene venga affermato che “l’opponente non può essere considerato tecnicamente persona offesa del reato”, sempre nella integrazione di aprile scorso viene fatta una disamina delle bollette (che evidentemente non sembrano essere di preoccupazione per la Dott.ssa Martucci pur in un contesto globale di shock energetico). Si riporta quindi un estratto del paragrafo 1 « A corroborare la richiesta formalizzata al Tribunale il 24.11.25 di ulteriore attività investigativa, e cioè se “esiste una correlazione tra il numero di conferimenti nei nuovi cassonetti dotati di chiavetta con la quota variabile della Tari addebitata in bolletta”, si forniscono bollette TARI relative al mio domicilio… dove si evince che la quota variabile è stimata sui giorni presunti e non quelli effettivi… Ma come indicato il 6.6.25 alla DNA, avendo avuto lavori di ristrutturazione dal 23.11.24 (CILA…)…se vi fosse stato un automatismo per i conferimenti con chiavetta o con i bidoncini del porta a porta provvisti di tag, i giorni contabilizzati sulla bolletta 2024 e 2025 dovrebbero essere minori rispetto a quelli indicati. Nell’acconto 2026 per il periodo che va dal 1.1.26 al 31.8.26, vengono comunque contabilizzati anticipatamente 243gg di quota fissa e 243gg di quota variabile. Per il 2025 dal 1.1.25 al 31.8.25, 243gg di quota fissa e 243gg di quota variabile. Per il 2024 dal 1.1.24 al 31.8.24, 244gg di quota fissa e 244gg di quota variabile. In quella 2025 dal 1.9.25 al 31.12.25 122gg di quota fissa e 122gg di quota variabile, e nel 2024 dal 1.9.24 al 31.12.24 122gg di quota fissa e 122gg di quota variabile. Si ribadisce che malgrado la non presenza fisica nell’immobile (23.11.24-luglio 2025), i giorni di conferimento (243+122=365) sono stati contabilizzati a prescindere… Da qui la domanda a cosa servono e quanto sono costati i bidoncini con tag per il porta a porta ed i nuovi cassonetti provvisti di chiavetta. Da notare che la bolletta 2026 indica la voce ‘Plures’ ( https://plures.it/ ), come risultato della fusione da “2,3 miliardi” ( https://www.civitasdemocratica.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/la_Repubblica_FI_240525_p2.jpg ) Alia-Publiacqua. Si allega pertanto articolo de ‘la Repubblica Firenze’ del 18.2.25 a cui si è accennato nella opposizione alla richiesta di archiviazione del 24.11.25 che riporta le dichiarazioni di alcuni consiglieri, cioè che Alia “ha una gestione industriale molto costosa ed un forte indebitamento” e che sulla fusione con Publiacqua “Ogni istanza di vedere il piano industriale è stata respinta. E sarebbe opportuno tener fuori il servizio idrico dal perimetro Multiutilty”… Si ricorda inoltre che nell’opposizione di novembre scorso era stata riproposta l’integrazione di giugno 2023, perché non più presente nel fascicolo, in cui si vede la foto del camioncino non Alia (bensì Gorent) sprovvisto di lettore tag, vanificando così la contabilizzazione del porta a porta: nella richiesta di archiviazione della Procura del 4.9.25, il Dott. Dominijanni rivendica che il “Procuratore Aggiunto dott. Turco, il quale, ritenendo insussistente qualsiasi ipotesi di reato, il 26.05.2023 disponeva l’invio degli atti in archivio”… Si fa gentile richiesta al Giudice di verificare l’esistenza nel fascicolo di tale disposizione di archiviazione… » . Ricapitolando, se un Giudice per le Indagini Preliminari, a fronte di video, bollette, dichiarazioni di Consiglieri tipo che “Alia ha una gestione industriale molto costosa ed un forte indebitamento” (Bambagioni) e che “Ogni istanza di vedere il piano industriale è stata respinta” (Del Re) e che nel fascicolo manca un’integrazione di “giugno 2023”, non si insospettisce, la domanda è: quali altri elementi di prova devono essere sottoposti all’Autorità Giudiziaria per l’avvio di indagini non più “a carico di ignoti”?
8) Ciò che invece non è stato incluso nel fascicolo è il tentativo da parte di Alia di istituire una tariffa corrispettiva (Taric), come accaduto nel Comune di Bagno a Ripoli: ma il video della Consigliera ( https://www.facebook.com/61578601421683/videos/sonia-redini-consigliera-d%C3%AD-cittadinanza-attiva-a-bagno-a-ripoli-sulla-questione/1215447767114999/ ), ne mette in evidenza la complessità quando parla di “metodo allucinante di come si calcola questa tariffa”. “Scontro sindacati-manager Alia: ‘Possibili problemi nella raccolta dei rifiuti’” (‘la Repubblica-Firenze’, 2.7.26), in cui il Sindaco di Prato afferma “Intanto continuiamo a pagare per portare i rifiuti fuori regione”. Criticità sono state sollevate giorni fa anche da parte di altri residenti: ‘Proteste in San Niccolò… Informate i residenti’, titola il ‘Corriere Fiorentino’ (25.5.26), “a causa dei lavori di Publiacqua in via dei Bardi”. Ciò per sottolineare che il fascicolo in oggetto andava analizzato in un’ottica più complessiva in quanto si parla di mappe energetiche, in cui i rifiuti dovrebbero avere un ruolo non secondario per il computo, nonché di digitalizzazione dei sottoservizi per razionalizzare gli interventi (nella integrazione del 29.12.23 all’attenzione del Dott. Turco è presente la risposta da parte dell’Amministrazione per il Piano Operativo Comunale alla proposta inoltrata dal Sottoscritto il 24.6.23) e prevenire blackout elettrici (ultimo dei quali il 27.6.26 nell’impianto di Publiacqua all’Anconella). Quest’ultimo aspetto tecnico viene splendidamente spiegato sul ‘Corriere‘ del 2.7.26 dal Prof. Benato: “Tutte le apparecchiature elettriche producono calore, che deve essere smaltito. I cavi elettrici si trovano sotto terra, di un metro e mezzo circa, e la terra dovrebbe dissipare il loro calore ma quando fa molto caldo il terreno perde acqua e aumenta in modo drastico la sua resistività termica… Il suolo… non riesce più a smaltire il calore dei cavi sotterranei”. Sempre nell’ambito delle coincidenze, come riportato il 26.5.26 dalla stampa, il Ministro Urso annuncia “70 milioni per il gemello digitale del sottosuolo” ( https://www.corrierecomunicazioni.it/telco/il-sinfi-si-evolve-70-milioni-per-l-gemello-digitale-del-sottosuolo/ ). Costui viene citato nell’ultimo paragrafo dell’esposto originale ( https://www.civitasdemocratica.it/2022/01/31/alla-procura-di-firenze/#9 ) quando era ancora a capo del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica: “questo alleggerimento nei controlli del distretto del tessile è un probabile sotterraneo accordo avvenuto nell’estate del 2014 con le autorità cinesi per la vendita del 35% di Cdp Reti (di cui Terna fa parte) a State Grid of China. In quanto asset strategico, di questo ne è stato informato il Copasir”. E’ stato mai interpellato?
9) Essendo il fascicolo ricco di spunti su tematiche di governo del territorio, quindi anche urbanistiche, il 24.11.25 si era messo a conoscenza la Dott.ssa Martucci come segue: “Come, il 2014, lo è (ampiamente descritto nell’esposto a Milano) per il passaggio dell’ex Teatro Comunale a CDP. Inoltre nell’integrazione del 5.7.24 al paragrafo 4 si invitava a tenere d’occhio la costruzione della Torre della nuova sede regionale toscana, progetto probabilmente portato avanti senza piano attuativo”, nonché dubbi “sulla elevata percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani” del Comune di Firenze. Integrazione riproposta perché mancante nel fascicolo.
10) Sebbene ora la Sindaca di Firenze Funaro rivendichi di “dotare i cassonetti di sensori che segnalino quando sono pieni e così togliere l’alibi ai cittadini furbi che abbandonano i rifiuti” (‘La Nazione’, 26.6.26), questo specifico argomento era stato affrontato nell’opposizione del 24.11.25 (allegato 5) producendo evidenza fotografica di rifiuti sparsi nei pressi del Ponte S.Trinita ( https://www.civitasdemocratica.it/2025/10/07/rifiuti-miei/ ). Il tutto corroborato il 23.4.26 al paragrafo 3 (allegato 7): «La gestione dei rifiuti non riguarda solo i cassonetti, perché spulciando la documentazione fornita il 24.11.25 al Tribunale fiorentino, nell’allegato 3 viene raccontato quanto successo in centro a Firenze nello scambio di email con la vicesindaca di Firenze Galgani in cui si menzionava di una persona “di carnagione indiana/pakistana” che “ha smollato un sacco di plastica color nero accanto ai cassonetti” e che forse lavorava per la “pelletteria Roberta”. Giorni dopo la suddetta opposizione di fine novembre, il ‘Corriere Fiorentino’ in data 14.12.25 pubblica due articoli, di cui uno a pag.3 intitolato ‘Finto made in Italy, senza etichette Migliaia di borse tutte fuori legge‘, aggiungendo che “se una borsa fatta in Pakistan o in Cina costa 5 euro, quando arriva in Italia basta cucire l’etichetta e portare il valore a 6 euro e così diventa made in Italy”… Oltre alle vie del centro indicate nelle due pagine dell’articolo, si segnala che la diffusione di questi esercizi riguarda Firenze anche via Porta Rossa, via Condotta, via del Proconsolo, via dell’Oriuolo, Borgo Albizi, via del Corso, tutti gestiti da pakistani con orari che si protraggono ben oltre le 22». Per proseguire, sempre il 23.4.26, al paragrafo successivo (4) come segue: «Tutto questo proliferare di negozi di piccola pelletteria in centro a Firenze, riguarda anche i ristoranti dato che sempre il ‘Corriere Fiorentino’ del 19.3.26… riporta della richiesta da parte della Procura di Firenze di “tre rinvii a giudizio” per “Soldi in nero dietro l’acquisto di locali in centro”, proprio al cospetto della Dott.ssa Martucci. Si allega quanto postato nel 2017 ( https://www.civitasdemocratica.it/2017/01/30/rivoluzione-riciclista/ ) quando si scriveva “La mala albanese si sta prendendo Firenze. Botteghe e locali del centro storico finiscono sempre più spesso in mano ai clan balcanici, che li acquistano in contanti per riciclare i soldi sporchi guadagnati con droga e prostituzione”, suggerendo poi “di costruire una banca dati per il monitoraggio sui flussi finanziari, partendo proprio dall’anomala apertura di così tanti esercizi nel centro fiorentino”… Comunicazione messa a conoscenza di tutto il Consiglio regionale di allora, inclusa colei che diventò successivamente Sindaca di Prato, I.Bugetti (dimessasi la scorsa estate per note vicende): mai avuto riscontro». Ed a proposito di “collegare i fatti”, citando Di Matteo, la sopracitata testata fiorentina il suo compito in questo caso lo ha svolto. Ma rimane la domanda: dopo la segnalazione di gennaio 2017, chi e come ha dato il permesso o cambio di destinazione a questi esercizi in centro a Firenze? E chi, se non la Dott.ssa Martucci, avendola citata, era la più qualificata a “insistere” su questo filone di indagine?
11) Tornando in argomento Vicopisano, anche ‘Legambiente’ si è pronunciata come segue: “Appare tecnicamente improbabile l’ipotesi di una pura autocombustione del materiale plastico, che richiederebbe temperature superiori ai 300 gradi, a meno di condizioni ambientali e di stoccaggio molto specifiche” (‘la Repubblica Firenze‘, 10.6.26). La suddetta associazione è rimasta assai silente sui cassonetti, avendola informata il 12.2.25 via presidente@legambientetoscana.it; tuttavia il dubbio che dovrebbe sorgere è: ipotizzabile che tra le tonnellate di rifiuti plastici ci fossero anche quelle proveniente da Alia? E quest’ultima recepisce la direttiva SUP (Single Use Plastic)? A tal proposito si riprende quanto depositato sempre il 23.4.26 al paragrafo 1: «In tema rifiuti la parola “confusione” è stata pronunciata nell’ultima trasmissione di ‘Report’ (19.4.26) dal titolo ‘Schiavi del monouso’ riguardo al recepimento della direttiva SUP (Single Use Plastic), di cui se ne consiglia la visione ( https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Schiavi-del-monouso–Report-19042026-e4acd69e-7dee-453c-9d23-8d8147dd7af9.html ), proprio per il non “corretto conferimento dei prodotti in plastica o in bioplastica”. Ciò si sposa assai con quanto richiesto tra i punti per del proseguimento delle indagini: “procedere a verifica sul destino o filiera dei rifiuti indipendentemente se conferiti sia tramite porta a porta che con chiavetta, ma in teoria differenziati, al fine di evitare smaltimenti e/o trasferimenti in discariche o impianti non compatibili con le norme ambientali e/o sprovvisti di riciclo e recupero energetico”. Nei nuovi cassonetti Alia è possibile conferire rifiuti plastici in quello previsto per l’organico e viceversa senza sanzione; salvo utilizzare, come prospettato, codice a barre sui sacchetti».
12) Sempre in riferimento al fatto che l’opponente non può essere considerato dalla Dott.ssa Martucci “persona offesa del reato”, l’ultimo passaggio del precedente paragrafo, suggerisce invece che alla base vi fosse anche un disegno imprenditoriale; non da oggi. Si riporta pertanto il paragrafo 6 del 23.4.26: «Sempre nella recente comunicazione di aprile trasmessa alla Dott.ssa Volpe, c’è in calce anche il testo della raccomandata del 12.9.20 inviata all’allora Premier G.Conte in cui si suggeriva una mappatura territoriale dei rifiuti, con cui potenzialmente si fa energia; segnalazione che è stata meritevole di risposta su carta intestata della Presidenza del Consiglio il 25.9.20…, questa inserita nel procedimento 8111/2019 per il prosieguo d’indagini (vedasi paragrafo 9 opposizione all’archiviazione 24.11.25) per l’hackeraggio della vecchia email amaducci@dada.it, “da cui erano state trasmesso le prime versioni del progetto ‘Greenhouse’”, su cui però la Procura allora fece scadere i termini». Il suddetto progetto, depositato ben 7 anni fa, era per prevenire anche fenomeni tipo Vicopisano. Ma non solo, perché sempre in quel paragrafo (6), a proposito di ecomafie, si accennava al fatto che «sull’asse Prato-Ercolano-Caserta-Tunisi… “A Prato in particolare abbiamo un enclave storica di camorristi” ».
13) Anche in un altro procedimento, attualmente in carico al G.d.P. Petrosino si era ribadito l’8.5.24 come segue: “valutare se da parte di Codesto Ufficio nei procedimenti sopracitati, in special modo 8111/2019, non vi sia stata una sottovalutazione tale da influire non positivamente in merito alla attuale situazione finanziaria/imprenditoriale del Sottoscritto, che inevitabilmente si riallaccia al procedimento in oggetto”. Rimostranza ribadita anche al paragrafo 7 della comunicazione all’Antitrust a giugno 2024 ( https://www.civitasdemocratica.it/2024/06/19/allantitrust-3/ ).
14) L’integrazione del 23.4.26 era stata inviata anche alla Direzione Nazionale Antimafia all’attenzione del Dott. Melillo. Surreale, come compare dal sito di Poste ( https://www.poste.it/cerca/index.html#/risultati-spedizioni/201143902429 ), che dopo un mese di giacenza (28.4.26-28.5.26) questa sia stata rispedita al mittente, sebbene fosse stato presentato reclamo proprio il 28.5.26 affinché tale corrispondenza, ancora fisicamente a Roma nell’ufficio di via Arenula, venisse consegnata al destinatario in via Giulia (allegato 8). Si legge sul medesimo reclamo: “Malgrado avessi indicato anche l’indirizzo email del destinatario (dna@giustizia.it), dopo un mese di giacenza a Roma, in data odierna il pacco viene rispedito al mittente”.
15) Si era accennato di un eventuale ricorso a Strasburgo dal momento che in questo caso sono stare esperite le vie interne per via della richiesta di archiviazione del Dott. Dominijanni (allegato 6) e successiva archiviazione della Dott.ssa Marcucci (allegato 1). Si fa questa precisazione perché nel ricorso per le primarie PD presso il Tribunale di Firenze ( https://www.civitasdemocratica.it/2017/04/14/ricorso-primarie-segreteria-pd/ ), l’avvocato che compare nella sentenza del 2019 redatta dal Giudice Florio ( https://www.civitasdemocratica.it/documents/garanti_pd/Sentenza_Amaducci-PD_270219.pdf ), ha erroneamente inviato lo scrivente a ricorrere alla CEDU prima di aver esperito le vie interne, e non dopo. Messo in listino bloccato per le Regionali 2020 con il PD grazie al Toscanellum (L.R. 51/2014), dopo tre anni e mezzo gli viene comunicato via PEC (e via email al Sottoscritto) dal Consiglio Distrettuale di Disciplina Forense fiorentino dell’avvenuta archiviazione nei suoi confronti – macabra coincidenza – proprio il giorno del suo decesso; notizia della sua scomparsa riportata anche su ‘La Nazione‘ dell’11.3.24. Anche la sentenza del suddetto Giudice della Sezione Civile ha evidenziato poca conoscenza storica in quanto sentenzia che “Il legislatore – in linea con i principi informatori della Costituzione – si è ben guardato da una sorta di incorporazione del partito politico nello Stato-ordinamento (connotazione che aveva caratterizzato l’esperienza fascista)”, quando invece il 1.8.84 in Parlamento un tentativo fu fatto ( https://www.civitasdemocratica.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/10/Camera_Deputati_010884.pdf ); proposta di legge presentato ben 8 anni prima di Tangentopoli, proprio per limitare ogni forma di sottobosco. La pubblicazione poi delle chat di Palamara, in cui compare anche l’ex Presidente del Tribunale fiorentino M.Rizzo, non è stata lasciata passare inosservata ( https://www.civitasdemocratica.it/2021/01/07/al-procuratore-generale-della-cassazione-3/ ), anche perché nelle suddette conversazioni compare il cognome “Pezzuti”.
16) Servirebbe quindi a qualcosa denunciare il comportamento della Dott.ssa Martucci alla Procura di Genova? Precedenti esperienze suggeriscono di no, avendo chiesto lumi a suo tempo (2006) del ‘palleggio’ tra il PM Mazzotta ed il GIP Crivelli: la Procura genovese dopo nove anni emana una richiesta di archiviazione, mandando così tutto in prescrizione. Una tale anomalia non poteva non essere segnalata a chi presiede il CSM, affermando, a proposito di minimalismo giudiziario, come segue: “La pregherei di prendere in esame se dietro la risposta del C.S.M. a questa oramai storia ventennale, non si nasconda invece qualcosa di più patologico. E cioè la sempre più labile separazione tra potere politico, giudiziario e mediatico” ( https://www.civitasdemocratica.it/2017/07/13/al-presidente-della-repubblica/ ). Tale vicenda vide la messa in liquidazione di una società informatica di cui l’allora socio di maggioranza, nonché attuale vice presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa G.Laviosa, ci rimise quasi un miliardo di lire pur di ricapitalizzare l’azienda ed avviare le indagini ( http://civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_210497 ) nei confronti di ex soci che avevano fondato una società parallela grazie alla schermatura di una fiduciaria legata alla P2, la Fincentro; il tutto con l’avallo formale sullo statuto societario dei Giudici Puliga (poi condannato per altre vicende) e V.Pezzuti. Tra i quotidiani coinvolti, anche quello dell’arcinoto editore catanese de ‘La Sicilia’. Sempre dalla pubblicazione in ricordo del 33° dei Georgofili: “come sottolineava Dalla Chiesa – se i diritti e i bisogni fondamentali dei cittadini non sono soddisfatti, i mafiosi ne approfittano e si sostituiscono a un carente stato sociale elargendo favori in cambio di manovalanza criminale, potere e consenso”.
Tutto ciò premesso,
avendo il 23.4.26 al paragrafo 1 (allegato 7) inoltrato “gentile richiesta al Giudice di verificare l’esistenza nel fascicolo di tale disposizione di archiviazione” in merito a quanto affermato dal Dott. Dominijanni sull’operato del Dott. Turco, ed avendo messo all’attenzione del medesimo Giudice per le Indagini Preliminari, Dott.ssa Martucci, di aver riprodotto le integrazioni di “giugno 2023” e del 5.7.24, perché mancanti:
CHIEDO
ai sensi dell’art.111 della Costituzione di essere convocato al fine di verificare che le memorie (e rispettivi allegati) depositate in Procura per il procedimento in oggetto, in mio possesso (31.1.22, 22.5.23, 22.6.23, 24.11.23, 1.12.23, 29.12.23, 23.2.24, 2.4.24, 5.7.24, 25.10.25, 20.12.24, 14.2.25, 6.6.25), siano le medesime a disposizione del Palazzo di Giustizia di Firenze.
Documenti allegati:
1) Decreto archiviazione Dott.ssa Martucci del 30.4.26; 2) Articolo ‘la Repubblica-Firenze’ del 17.5.26; 3) Articolo ‘la Repubblica Firenze’ del 13.5.25; 4) Articolo ‘la Repubblica-Firenze’ del 18.6.26; 5) Opposizione alla richiesta di archiviazione del 24.11.25; 6) Richiesta archiviazione Dott. Dominijanni della Procura di Firenze del 4.9.25; 7) Integrazione del 23.4.26 inoltrata alla Dott.ssa Martucci e via raccomandata alla DNA; 8) Reclamo presso Poste Italiane del 28.5.26;
Firenze, 6.7.26
