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Firenze, 18.3.26

Referendum confermativo sulla Giustizia: come nel film di ‘Forrest Gump‘, che corre incessantemente seguito da una moltitudine di persone senza una particolare ragione, finirà che la maggior parte voterà SÌ perché glielo ha detto la Giorgia, NO perché glielo ha detto la Elly.

Il Governo avrebbe meritato un SÌ pieno se da quando è in carica avesse dimezzato i tempi della giustizia, dimostrando così che la riforma della separazione delle carriere non era solo una scelta ideologica; ma un bel NO diretto sia per aver bruciato tutti gli emendamenti dell’opposizione in Parlamento, dimostrando eccesso di fretta, e sia per aver messo in difficoltà gli studenti fuori sede a votare.

Visto che il direttore de ‘il Fatto Quotidiano’ è contrario alla riforma, d’istinto verrebbe voglia di votare SÌ per le sue lezioni di democrazia sull’Ucraina in cui è riuscito a far scappare uno dei fondatori del suo giornale ( https://www.civitasdemocratica.it/2025/09/21/smemorato-quotidiano/ ) e per aver bollato l’attuale inquilino della Casa Bianca come qualcuno che non va in giro “a raddrizzare le gambe ai cani” ( https://www.civitasdemocratica.it/2026/01/04/emiparesi-quotidiane/ ).

Analogamente d’impeto verrebbe voglia di votare NO per le boutade della Capo di Gabinetto del ministero della Giustizia G.Bartolozzi, soprattutto per aver detto che con questa riforma i giovani “ritorneranno” in Italia. A parte la sopracitata lentezza della macchina giuridica del Belpaese, se costei magari confrontasse i dati degli stipendi e valorizzazione dei neolaureati con quelli di altri paesi OCSE dal 1993 (l’anno prima della famosa scesa in campo del suo padre putativo) ad oggi…

Il Ministro degli Esteri Tajani invece sembra che dopo l’eventuale l’approvazione avrebbe intenzione di “liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri”. Ci aveva provato di soppiatto Renzi quando eravamo tutti sotto l’ombrellone ad agosto 2016, tra l’altro pochi mesi prima del referendum costituzionale (da lui perso). Quel provvedimento fu bocciato all’unisono (cosa rarissima) dal CSM, perché l’Esecutivo tramite il Ministro della Finanze, Difesa, Interno, da questi nominati, sarebbe venuto a conoscenza di eventuali indagini a suo carico. Se questa distinzione di ruoli non venisse mantenuta, il caso Rogoredo, dove un poliziotto si è scoperto faceva pure da pusher, in teoria si sarebbe potuta tacitamente insabbiare per stessa volontà del Ministro dell’Interno.

A favore del SÌ è intervenuta per la festa della donna pure Marina Berlusconi dalle colonne de ‘la Repubblica‘: “Liberare il dibattito dalle gabbie ideologiche”, afferma; la quale, oltre a non cogliere che giustizia ritardata equivale a giustizia negata (almeno per i meno abbienti), non sembra aver dimostrato di voler separare i ruoli quando si è trattato di extraprofitti sulle banche, definita “fuorviante” (‘il Sole 24 Ore’, 15.9.23). Lei, nipote di cotal Luigi, ex dirigente della Banca Rasini ( https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Rasini ).

I costituenti in buona fede avevano previsto figure di alto profilo per i membri cosiddetti laici del Consiglio Superiore della Magistratura; la realtà però dice che se si guarda ai vari Natoli (sospesa proprio perché incapace di separare la sua carriera di avvocato da quella di membro CSM), Eccher, Bertolini, Carbone, sono tutti praticamente espressione dei partiti. E di recente un ex presidente di Tribunale ha definito il Vicepresidente CSM Pinelli “giurista in quota Lega” (‘il Fatto Quotidiano’, 15.3.26).

A Firenze l’ex Sen. Passigli, che ha partecipato all’evento del SÌ (presente l’Ass. C.Biti ed il Gran maestro del Grande Oriente d’Italia S.Bisi) che del NO (presente l’Ass. A.Giorgio), durante la presentazione del Suo libro ‘Nordio – Ragioni e pericoli di una riforma’, oltre a ricordare che “la Santanchè punta alla prescrizione”, ha detto che i due politici nel 2019 presenti all’hotel Champagne a Roma per decidere le sorti del futuro Procuratore della capitale insieme ai cosiddetti laici del CSM erano “Luca Lotti e Cosimo Ferri”.

Pregasi notare come l’organo di autogoverno della magistratura ha votato per decidere di rimettere in toga quest’ultimo: “Sono infatti 14 voti a favore di Ferri (i 7 magistrati di Mi, più i 6 laici di centrodestra con l’altro laico, il renziano Carbone) e 14 le astensioni (i 6 di Area, i progressisti; i 4 di Unicost, più i laici di centrosinistra, assenti gli indipendenti Mirenda e Fontana)” (‘la Repubblica’, 5.3.26).

Già sui nomi stessi delle correnti perplessità le si erano evidenziate mesi fa ( https://www.civitasdemocratica.it/2025/03/04/carriere-della-sera/ ), ma quanto sopra è l’ennesima dimostrazione di come queste votino quasi sempre a braccetto. In aggiunta, vale la pena rispolverare S.Livadiotti in ‘Magistrati – L’ultracasta‘ (2009): “Chi è riuscito a guadagnarsi anche solo uno strapuntino nella madre di tutte le caste può dormire sereno, sapendo che anche se sbaglia non verrà quasi mai chiamato a pagare. Il meccanismo che lo protegge ha un filtro, a monte, nella procura generale della corte di cassazione, dove affluiscono le segnalazioni delle supposte malefatte che partono dagli uffici giudiziari locali (obbligati a riferire) e dal ministero, ma anche da semplici cittadini (che non hanno alcun diritto, e chissà perché, a essere informati sugli esiti del reclamo)”.

Per un CSM quantomeno estraneo dalla politica, si poteva pensare allora ad un organo di soli togati, e/o una legge attuativa dell’art. 49 sui partiti ( https://www.civitasdemocratica.it/2018/05/02/al-presidente-della-repubblica-2/ ), articolo costituzionale mai attuato essendo questi ultimi consapevoli di garanzia di sottobosco.

In favore del SÌ è intervenuto su ‘L’Espresso’ del 27.2.26 l’Avv. Siggia affermando che, non a torto, il difensore “per perorare le proprie istanze in favore di chi assiste, deve ‘sopportare’ anticamere, dinieghi di appuntamento e, addirittura, motivare le ragioni per le quali chiede di interloquire con il pm che si riserva la decisione se riceverlo o no”. Si aggiunge che il pubblico ministero ha facoltà di iscrivere a ruolo il fascicolo come modello 45 contro ignoti e lasciarlo morire senza dar riscontro alcuno al denunciante. Nel caso invece di riscontro, in cui però un PM fa richiesta di archiviazione dopo 9 anni, è chiaro che la volontà di rendere tutto tecnicamente improcedibile gli è stata dettata da qualcuno soprastante ( https://www.civitasdemocratica.it/2017/07/13/al-presidente-della-repubblica/ ).

Ma anche gli avvocati talvolta piangono, quando ad esempio ci son da pagare le bollette. A Firenze “Bollette del Palagiustizia l’ordine degli avvocati contro Comune e ministero”, con “braccio di ferro finito in tribunale”, per una “disputa durata quasi otto anni”, dove “L’immobile ha gravi problemi strutturali, servono oltre 30 milioni… E il Comune ha avviato una causa con… l’azienda che eseguì i lavori di costruzione… finita però in stato di insolvenza” (‘la Repubblica-Firenze’, 17.3.26). Uno spaccato, anche per capire perché i giovani fuggono all’estero.

Sul sorteggio, sempre l’Avv. Siggia dice “Non intravedo un pericolo concreto”, aggiungendo “salvo leggere poi i decreti attuativi”. Eh no Signori: questa non è una legge delega in stile confetture Arrigoni, bensì legge costituzionale. Ed un sorteggio tra coloro con almeno 15 anni di servizio, sarebbe comunque più temperato.

A livello teorico non fa una grinza separare i pubblici ministeri dai giudici, ma il cortocircuito di questa riforma è rappresentata dall’Alta Corte disciplinare dal momento che è previsto contenga sia requirenti che giudicanti: ma come, questo ambaradan al fine di separare i CSM per poi mischiare tutto dentro un unico calderone magistrati che in futuro dovrebbero provenire da scuole diverse? Dov’è la logica?

In Italia difficile fare riforme organiche: giusto dire NÌ.

Cordialmente

Giovanni Amaducci

(CivitasDemocratica.it)

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