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Firenze, 17.5.26
Inutile scendere in dettagli sul perché l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi siano su fronti opposti in paesi come lo Yemen e Sudan, dissenso acuitosi durante il recente conflitto nel Golfo Persico con l’uscita di questi ultimi dall’Opec; tuttavia ciò dovrebbe essere motivo di spunto per avviare una maggiore emancipazione energetica da parte della Comunità Europea.
Scrive Angelo Mincuzzi nel suo recente libro ‘Europa parassita’, che appunto “L’Europa è il più grande paradiso fiscale del mondo”, con capitoli dedicati a Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Cipro, etc.. Quindi, oltre ad una maggior integrazione fiscale ne occorrerebbe una didattico-culturale istituendo, ammesso che non sia già tardi, corsi di ingegnerizzazione del territorio e creando mappe energetiche basate su dati standard comunitari, recependo innanzitutto la recente direttiva sui suoli. Mappe che oltre ad aiutare a prevenirne il consumo indiscriminato, se ben strutturate, possono creare i presupposti per svincolare il costo dell’energia elettrica da quello del gas, mettendo in verde le aree in cui l’autoproduzione risulta maggiore dei consumi, in giallo se il saldo è zero, in rosso se negativo. In sintesi una sorta di Google Energy, senza escludere l’eventuale apporto degli Small Modular Reactors. Nessun richiamo alla decrescita felice, ma semmai a RFK, nel senso che dimenticarsi il forno elettrico acceso, volente o nolente, ciò genera Prodotto Interno Lordo.
Eppoi può esistere un’Artificial Intelligence senza una Energy Intelligence? ( https://www.civitasdemocratica.it/2026/04/14/energy-intelligence/ ) O si vuole continuare a costruire data center senza misurarne gli impatti ambientali? ( https://www.civitasdemocratica.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/05/il_Fatto_Quotidiano_130526.jpg )
“I paesi con la volontà di agire dovrebbero approfondire la cooperazione in aree concrete, attraverso strumenti che producano risultati che i cittadini possano vedere e misurare. E ciascuno dovrebbe entrare attraverso una scelta nazionale deliberata, approvata dal proprio elettorato, in modo che i cittadini sappiano a cosa si è impegnato il loro governo e possano chiederne conto” ( https://www.civitasdemocratica.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/05/Corriere_140526.pdf ).
Ovvio che, non solo in Italia, c’è anche un problema di rappresentanza, in quanto i partiti sono oramai “gusci vuoti”, a causa di una mancata legge attuativa da oltre 70 anni dell’art.49 della Costituzione; ma anche perché – almeno in Francia esiste – non vengono pienamente applicati strumenti come il débat public che prevede il coinvolgimento ex ante della cittadinanza su opere infrastrutturali da realizzare.
Il precedente virgolettato è di Mario Draghi, mentre chi ha legiferato per primo sulle comunità energetiche è stato l’ex Sen. Girotto (M5S): due persone politicamente in teoria lontane, ma la politica, come disse Don Milani è risolvere problemi insieme. Aggiungo, possibilmente anticipandoli. Ed il tema su cui spenderci, visto il contesto odierno, è la glocalizzazione ( https://www.civitasdemocratica.it/2025/09/07/glocalizzazione-firenze-chiama-bruxelles/ ).
Giovanni Amaducci
