Conti

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Firenze, 3.1.22

Ma quale pandemia dei non vaccinati. Le nuove prove che smontano la balla”, così Camilla Conti su ‘LaVerità’ (21.11.21) che aggiunge “Dati Iss: i morti sono più tra gli inoculati”.

Sulle medesime “prove” dell’Istituto Superiore di Sanità ci fa un pezzo su ‘Domani‘ (25.11.21) Andrea Casadio, affermando che “Chi dice che se negli ospedali i vaccinati sono più dei non vaccinati allora il vaccino non funziona, si sbaglia: basta guardare i dati italiani e fare i conti”. E per rendere meglio l’idea quest’ultimo ci racconta la fiaba di Vaccinlandia con 98 vaccinati e 2 no, dove dopo un po’ si verificano tre ricoverati tra i 98 e uno tra i 2. Vero che in quel preciso istante, ed in termini assoluti, ci sono più malati tra i vaccinati (3 contro 1), ma il tasso dei ricoverati è ben differente tra le due categorie: 3 su 98 (0,03%) nel primo caso , 1 su 2 (50%) nel secondo.

Ma se analogamente la sopracitata giornalista avesse confrontato il tasso tra i decessi dei non vaccinati (384) per la platea di non vaccinati (8mln), con il tasso dei decessi tra i vaccinati anche parzialmente (19+309+135=463) per l’allora platea dei vaccinati (39mln)?

Viene allora in mente il “forse non lo dici però lo sai” di un celebre rockettaro italiano, perché l’effetto subliminale di questo andazzo è chiarissimo; basta leggere una lettera aperta ospitata sul suddetto quotidiano il 3.10.21: “L’ho vista per brevissimo tempo in un programma televisivo nel quale esponeva il suo pensiero e devo dirle che mi ha molto colpito… Penso a quell’immagine in cui lei sale sul palco, sì, lei deve parlare, al centro del palco con il microfono in mano… parlare liberamente”. Stiamo parlando della vice-questora di Roma che si paragona a colui “che ha avuto il coraggio di manifestare il proprio pensiero”, cioè Gesù Cristo, in quanto lei non la lascerebbero parlare; la quale poteva rappresentare la perfetta mascotte per il quotidiano in questione, non solo per aver rivelato a ‘Non è l’Arena’ di essere anche una lettrice del settimanale ‘Panorama’, ma soprattutto per via che sulla prima pagina de ‘LaVerità’ compare quotidianamente la frase dal Vangelo ‘Quid est veritas?‘. L’ira del cielo (o di chi ne fa le veci) però l’ha colpita con il Covid-19.

Comunque sia, per coerenza, perché ‘LaVerità’ non ha il sacrosanto coraggio di scrivere in prima pagina “IN NOME DI CRISTO, NON VACCINATEVI!” a caratteri cubitali?

Il suo vicedirettore Borgonovo non vuole neanche rivelare la sua identità vaccinale trincerandosi dietro la privacy: anche a lui è forse venuto meno il coraggio di Gesù? Quest’ultimo (non Gesù, ci mancherebbe) il 5.12.21 dedica un pezzo ai no-vax, secondo lui discriminati, derisi e considerati “malati di mente”dal Censis. Ma lo stesso giorno ‘L’Espresso‘ mette in evidenza come anche tra i lettori del sopracitato settimanale, vaccinati, “domina ultimamente il tema della democrazia”. Anzi, è a dir poco seccante dover firmare una liberatoria che afferma “La durata della protezione offerta dal vaccino non è nota”.

Ma è molto semplice: volente o nolente, in caso di emergenza sanitaria, per senso civico ci si dovrebbe attenere alle regole predisposte dalle autorità competenti. Che possono anche sbagliare (OMS, CTS, etc.); ma con l’augurio che lo facciano in buona fede. Se ad esempio uno non rallenta di fronte ad un cartello che impone il limite di 40Km/h per lavori in corso, non è detto che causi un incidente per sé e gli altri, ma la probabilità aumenta.

Ha un bel ‘coraggio’ il direttore Belpietro nel suo editoriale del 19.12.21, intitolato ‘Finalmente lo capiscono: il vaccino non basta’, a scrivere, citando il ‘capolavoro’ ex-post tragedia di Ricolfi, che il governo Conte durante la pandemia ha “portato ad avere un tasso di mortalità più elevato di quello di quasi tutti gli altri”. Il problema ancestrale semmai è quello di avere 20 e oltre sistemi sanitari non comunicanti (vedasi Titolo V). ‘Ragionamoci sopra‘, visto che, dopo quello che è successo, c’è ancora qualcuno che parla di autonomia differenziata. Inoltre, essendo stato lui alla direzione del quotidiano di famiglia dell’allora Presidente del Consiglio (era il 2001), visti i risultati, perché non ha vigilato sul famoso “Inglese, Internet, Impresa” del Ministro dell’Innovazione Lucio Stanca? O sull’aggiornamento del piano pandemico, terapie intensive, tracciamento, sequenziamento?

Oggi dirige appunto ‘LaVerità’, “QUOTIDIANO INDIPENDENTE”, che viene stampato a Segrate in casa di un candidato al Quirinale, che ultimamente sembra sia stato affetto da uno strano virus, che ora gli fa dire che il reddito di cittadinanza, dopo averlo abiurato, “contrasta la povertà”.

Strano paese l’Italia, che da un lato si vanta nel mondo di essere al vertice dell’abbigliamento, poi scoppia la pandemia e non si trovano le mascherine: evidentemente considerato un lavoro per “straccioni” cinesi.

Non ci saranno più soldi per pagare i vaccini? E dove sono i fondi, da decenni a questa parte, per la ricerca o gli investimenti per un piano industriale al fine di costituire un colosso farmaceutico italiano?

A furia di vociare “Forza qui, forza là” si son ‘dimenticati’ che in Italia c’è anche bisogno di un giornalismo con la G maiuscola.

Mai pandemia fu più annunciata”: questo è Sigfrido Ranucci nella prefazione de ‘La grande inchiesta di Report sulla pandemia’, citando uno studio di ‘The Lancet’ del 2005. Strano però che un libro come ‘La casta bianca‘ del 2008 sulle falle del SSN in questi due anni di pandemia nessuno lo abbia mai citato. Dove, a proposito di virus, l’autore Cornaglia Ferraris scriveva: “I nostri geni sono stati selezionati in milioni di anni come adatti a vivere su questo pianeta, insieme alle altre specie. La violenza chimica degli ultimi cent’anni impedirà a qualunque gene di modificarsi in tempo. Gli unici a poterlo fare sono i virus, che si riproducono a miliardi in pochi minuti e possono facilmente inserire errori casuali in RNA e DNA, adattandosi a nuove condizioni e nuove specie. L’uomo no”.

Trafficante di virus”, così fu bollata Ilaria Capua da ‘L’Espresso’. Che fu assolto dall’accusa di diffamazione, ma Paolo Mieli dalle colonne del ‘Corriere’ a suo tempo chiese almeno le scuse da parte del settimanale nei confronti della ricercatrice. Ora Pierluigi Battista, il nostro liberale del giorno dopo, su ‘HuffingtonPost’ dedica un articolo al film in uscita sul caso prendendosela coi grillini e con “lo squilibrio abnorme dell’informazione”. Vero che il M5S allora stava dietro alle scie chimiche, ma naturalmente non ha il coraggio di scrivere che “l’informazione” per cui ora lavora fa parte dello stesso gruppo de ‘L’Espresso’.

Il green pass non funziona? No, se non accompagnato da un documento di identità valido. Oltretutto è pericolosissimo lasciare la possibilità di scaricare la versione digitale (PDF) e relativo QR code (PNG) sul proprio cellulare in quanto facilmente copiabili da un dispositivo all’altro. Ma a meno che non si voglia fare come nel film ‘Minority Report’ dove i passeggeri che entrano nel metro vengono scansionati per via di un microchip al posto dell’iride, esistono le tessere sanitarie che grazie ad un chip e relativo PIN di 5 cifre come quelli del bancomat, renderebbero il tutto un po’ più sicuro. Anche perché (ma i furbi son sempre in agguato) sarebbero difficilmente scambiabili tra un soggetto e l’altro.

A quel punto però qualche scontento di professione protesterebbe per via della dittatura sanitaria, non rendendosi conto che esiste già la dittatura dei cellulari. Chiamati così perché si basano su rete di ripetitori, che altrimenti non prenderebbero nei posti più remoti. Non è la prima volta che, da inseparabili compagni di viaggio, finiscano dentro il WC (“il cliente da Lei chiamato non è al momento raggiungibile”).

Di Omicron ci si può contagiare anche in giovane età pur avendo già contratto il Covid-19 prima che fossero introdotti i vaccini e fatte poi due dosi di vaccinazione; in questo caso nei soggetti sani il tutto dovrebbe risolversi con 2-3 giorni di mal di gola. E la speranza è che i contagiati da Omicron, ma non vaccinati, se la cavino con una forte tosse e febbrone a 38°. Se ciò dovesse favorire l’immunizzazione di massa, una volta che le cose torneranno sotto controllo, ci sarà sempre un orologio a cucù che rinfaccerà “visto che non era poi così necessario vaccinarsi?”.

Orologi a cucù che poi son quelli che vanno nei talk show sornionamente a dire “ma non ci avevate detto che coi vaccini eravamo al sicuro?”. Come ricordato, “i vaccini non garantiscono l’immunità al 100%”.

Tra i contrari ai vaccini, senza se e senza ma, ci sono quelli del ‘Movimento 3V’, “l’unico movimento che chiede verità e mette al centro di ogni azione politica il benessere e la salute dell’essere umano”. Che chiedono, tra le tante, “Un ambiente salubre, stili di vita sani e consapevoli, una corretta alimentazione; Riduzione della produzione dei rifiuti, incentivo a soluzioni e ricerche finalizzate ai ‘rifiuti zero’; No a nuove discariche e inceneritori; Agricoltura naturale e sostenibile; NO a cibo con pesticidi… ed allevamenti intensivi”. Discorsi che in teoria non fanno una grinza, e non c’è dubbio che per uscire da questa discesa nel Maelstrom bisogna tutelare la biodiversità. Ma realizzabili, se uno si ritira sull’Aventino?

Quindi tornando alla matematica, e non alle opinioni o narrazioni che dir si voglia, i conti della Conti tornano?

Cordialmente

Giovanni Amaducci

(CivitasDemocratica.it)

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