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Firenze, 22.11.14

Riforme
“C’è stato in questi venti anni un tacito patto fra il berlusconismo e pezzi del gruppo dirigente del centrosinistra per non cambiare nulla. Adesso tutto si può fare”. Sembrerebbe il risveglio del giovin signore del Parini. Invece è, tra uno sbadiglio e l’altro, quello del Maltese (‘il Venerdì’, 20.12.13). A che cosa dobbiamo questo brusco salto giù dal letto?
Alla domanda “Lei parla dell’ispanico un sistema proporzionale corretto che, secondo Renzi, ci avrebbe condannato alle larghe intese”, lo ‘Sventuratellum’ rispose: “Infatti il Pd, attraverso i suoi parlamentari renziani, con un ordine del giorno in commissione, ha proposto il doppio turno. Sapendo benissimo che quel sistema non ha numeri. L’hanno fatto apposta perché venisse bocciato. Per sostenere – come si sta facendo oggi – che la discussione deve tornare alla Camera… Volevo smontare il giochino e infatti loro sono andati in tilt. Perché sette dei nove progetti di riforma depositati chiedono il Mattarellum. E tre di questi portano la firma di colleghi del Pd: Finocchiaro, il bersaniano Esposito e la renziana De Giorgi… Hanno dovuto cambiare strategia. Tirandola per le lunghe, per aspettare l’incoronazione di Renzi alle primarie dell’8 dicembre… Il nuovo segretario dirà che ci vuole il doppio turno e quel punto diventerà legittimo chiedere che il provvedimento passi prima alla Camera… quelli del Nuovo centrodestra diranno no. E prenderemo atto che non ci sarà più la maggioranza” (Roberto Calderoli, ‘la Repubblica’, 3.12.13).
Diciamo che la previsione non si è totalmente avverata ma tutto questo “traccheggiamento” (copyright L.Milella), anzi sonnecchiamento, alla fine ha sculacciato tutti, inclusi i renziani: dai giochetti ai Giachetti, il quale ha senz’altro avuto il merito di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla legge elettorale, ma quando si è fatto fotografare digiuno davanti ad una porchetta, ha definitivamente sancito che Pannella un degno erede ancora non ce l’ha. A proposito, come mai non fa più sciopero della fame visto la riforma elettorale era uno dei mantra della campagna per la segreteria del suo partito? E’ finito in letargo? Evidentemente a pancia piena l’abbiocco si fa sentire. I giochetti però a lungo andare possono stancare. E la “instancabile” senatrice Di Giorgi, che fine ha fatto? Deve essere così spossata ed esaurita da essere finita in coma.
E allora sulla legge elettorale non sarebbe stato più saggio trovare un accordo di massima alla Camera (o regno di Morfeo nel caso specifico) PRIMA della pronuncia della Consulta? E’ evidente che con il ‘Consultellum’ e con un Parlamento pressoché delegittimato, tutti avrebbero trovato il modo per strumentalizzare e mettere i bastoni tra le ruote.
Il deputato Di Battista (M5S) sulla legge elettorale ha detto che FI e Pd si erano accordati da tempo: tutto da dimostrare ma se c’è qualcuno che è stato colto in castagna dalla Sentenza della Consulta su questa benedetta legge, è proprio colui che intervistato a ‘Ballarò’, quando ancora c’era Floris, si è dichiarato sorpreso della decisione rivendicando i suoi trascorsi da studente in giurisprudenza. Dettaglio che comprova che se la Consulta non avesse cassato il ‘Porcellum’, la scorsa primavera saremmo andati dritti alle elezioni con la vecchia legge elettorale. Il Premier non Eletto non lo ammetterà mai, ma è così. (Non che gli altri due predecessori fossero stati eletti dal popolo, ma perlomeno non si sono mai sperticati in “se mi capiterà mai di salire le scale di Palazzo Chigi, questo avverrà  attraverso la strada maestra della vittoria elettorale, non in altro modo”, ‘la Repubblica-Firenze’, 16.2.14)
Ad inizio anno a Firenze si è svolto un incontro su questo tema, presenti Paolo Ermini del ‘Corriere Fiorentino’, il Prof. Cheli, Paolo Armaroli (“professoroni” e “gufi” anche loro?) ed altri, dove è stato sottolineato come i padri costituenti abbiano deliberatamente evitato di inserire la legge elettorale in Costituzione. Proprio in quell’incontro uno dei relatori disse che se si deve cancellare il Senato unicamente perché si risparmia “un miliardo di euro” allora si dovrebbe prendere in considerazione le migliaia di partecipate e i loro consigli di amministrazione. Ben detto, ma sembra che su quest’ultima ‘sottigliezza’ l’attuale Governo stia ronfando assai. Riforma costituzionale e elettorale insieme, visto lo spettacolo visto fin qui, non rischiano di condurre al ‘Canaium’?
Alla presentazione del libro ‘La lezione di Obama’, avvenuto a Firenze il 16.5.14 insieme a Kerry Kennedy, sempre il direttore del ‘Corriere Fiorentino’ quando si è rivolto con deferenza al prof. D’Alimonte in qualità di padre morale della nuova legge elettorale, il cosiddetto ‘Italicum’, quest’ultimo ha iniziato a schermirsi dietro il ditino che dice no, come per dire “Non guardate me, non sono stato io!”. Pareva di essere al liceo un attimo prima dell’interrogazione di latino quando il/la prof. scorreva la lista dei nomi sul registro di classe e, in assenza di volontari, non si sentiva volare una mosca: “D’Alimonte vuoi venire alla lavagna a declinare italicus,a,um?”, “No no grazie, ieri non ho potuto studiare causa mal di denti, però i miei genitori la prossima estate mi manderanno in America Latina ad imparare la lingua”. Sì buonanotte: 4.
Sempre D’Alimonte questa estate su ‘Il Sole 24 Ore’ del 20.7.14 ha messo in evidenza come la maggioranza dei paesi europei sia monocamerale: moglie e buoi dei paesi tuoi, ma come si fa a paragonare l’Italia alla Lettonia, che è poco più grande di un monolocale? Però è vero, in effetti il nome del paesino baltico sembra derivare dalla parola letto… e va da sé che la voglia di sdraiarsi aumenti.
Comunque nulla di male nel superamento del bicameralismo perfetto e sul Senato dei 100 se nominati dai cittadini; ma ad esempio, se si vogliono imitare gli Stati Uniti, i padri costituenti laggiù quantomeno trovarono un compromesso: rappresentanza uguale per gli stati nella camera alta (il Senato) e rappresentanza proporzionale in quella bassa (Camera dei Rappresentanti). Qualora si volesse imitare il modello tedesco con il senato delle autonomie, in Germania (ma anche negli USA) i membri della camera alta forse godono dell’immunità?
Ma visto che c’è chi, tra un colpo di sonno e l’altro, parla di sobrietà e risparmio, l’emendamento del senatore leghista Candiani, poi bocciato in aula, che proponeva di portare i deputati da 630 a 500 non aveva una sua logica? Mala tempora currunt? Almeno corressero!
Che tempo fa in Toscana? Ora con la nuova legge elettorale regionale si sono inventati il listino che si allunga, si accorcia, diventa tascabile a seconda delle stagioni. Ecco a voi il listino 4 stagioni, come la pizza: siamo al ‘Pizzarellum’? A parte il fatto che non si capisce perché abbiano impiegato tutto questo tempo a svegliarsi, ma con una legge elettorale in Emilia Romagna differente da quella toscana che si fa? E le regioni a statuto speciale? Tutto questo mosaico poi come lo si ricompone con la riforma del titolo V (sanità, energia)?
Si perché in ambito sanitario alcune regioni danno il benvenuto all’eterologa, in altre un po’ meno: bisognerà aspettarsi un altro feticcio di nome ‘Eterologam’?
Per rendere bene l’idea di come stiano procedendo le riforme, giorni fa (19.9.14) in Consiglio Regionale il Presidente emerito della Corte Costituzionale Ugo de Siervo, non ha usato il termine “scombiccherato”, tanto caro a Francesco Merlo de ‘la Repubblica’, ma bensì “Trattamento Sanitario Obbligatorio”. Verrebbe da suggerire ai legislatori di ascoltarsi Narciso Parigi quando cantava “Svegliatevi dal sonno dormiglioni” ( www.youtube.com/watch?v=A3d_Ewh3p9Q ).
E comunque, con tutto questo ‘riformismo’ roboante che ne è dell’articolo 7 della Costituzione? Ai tempi del ‘Nessun Dorma’, cioè ben prima di andare ad assopirsi sui banchi di Strasburgo (e pedalava contromano) il Maltese proferì: “Nessuna autorità italiana ha mai avviato un’inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel Paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello IOR, la ‘finanza bianca’ ha conquistato posizioni su posizioni… In un’Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la Chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana” (‘la Repubblica’, 26.1.08).
Che gli è successo? Dopo i colloqui tra Francesco I e ‘Il Narciso’-Scalfari, gli hanno forse ordinato di andare a letto presto? Poi naturalmente ci sarà qualche addormentasuocere che per l’occasione tuonerà inveendo “L’articolo 7 è sacro, metterlo in discussione è da miscredenti!”: semmai è un richiamo alla coerenza, perché in quale Vangelo compare la voce “Vaticano” o “IOR”?
Dopo che ‘Il Sole 24 Ore’ qualche anno fa aveva posto il problema dei decreti attuativi, anche ‘Il Narciso’-Scalfari questa estate sembra essersi destato sul tema (10.8.14). Meglio tardi che mai, ed il Governo che fa, oltre a ingolfarsi sulle riforme istituzionali, sta a rigirarsi beatamente tra i guanciali?
La nascita di una nuova legge elettorale dovrebbe essere un’occasione per deporre le armi e sedersi tutti insieme intorno ad un tavolo e partorire un ‘Concertum’ dove ognuno ci mette un ingrediente: poteva venirne fuori un ‘Abbadum’ e dedicarlo a chi non c’è più.
Ed invece? Invece più che di ‘step by step’ ( www.youtube.com/watch?v=sWa5vE4MUpU ), siamo allo stop by stop.
E non si è sbagliato approccio? “Non si può dar l’idea di esser disposti a rinunciare al rimborso elettorale solo se Grillo dà qualcosa in cambio” (E.Mentana, 15.12.13). Infatti non è tanto il problema se uno è Bianco, Rosso, o Verdini (visto che con quest’ultimo sembra ci siano state più affinità elettive), però annunciare subito ai quattro venti “profonda sintonia” nei confronti di una persona che almeno formalmente ha una sentenza passata in giudicato, non è stato un boomerang premeditato?
E dato che siamo in tema, su che canale si sono sintonizzati i due? Dormito bene insieme? E’ stata una notte prolifica? Sì certo siamo in fascia protetta ed i dettagli non interessano, ma in caso affermativo, vorrà dire che tra qualche mese ascolteremo i primi vagiti? Maschio o femmina, avremo una generazione Telemaco o Telecom?
Il cosiddetto ‘Italicum’ (ma perché non ‘D’Alimontem’ visto che l’ha scritta lui probabilmente quando era affetto da sonnambulismo?) in sé potrebbe essere anche giusto in quanto ha/aveva come obbiettivo finale di assegnare il 55% dei seggi alla coalizione vincente, ma cosa succede se le due coalizioni al ballottaggio, visto che si è voluto abolire i finanziamenti pubblici ai partiti, sono foraggiati dagli stessi sponsor? Negli Stati Uniti le corporations non si fanno molti scrupoli nel trovare il modo di finanziare contemporaneamente i candidati del partito Democratico che quello Repubblicano tramite i PAC (Political Action Commitee), la cui “moltiplicazione fra 1974 e 1986 è stata di circa il 600 per cento, come numero. Le loro spese sono cresciute nello stesso arco di tempo di circa il 1300 per tempo” (da ‘Lobby’, Massimo Franco): allora quanto costa un posto al Senato americano?
Nel 2008 c’è chi ha speso 10 milioni di dollari e 12 milioni nel 2012, senza successo. Pippo Civati (PD) alla ‘Festa Democratica’ di Firenze nel settembre 2013 ha detto che nel suo partito uno strapuntino in Parlamento costa “35mila euro”: se è vero è una notizia. Quello che infatti risulta lunare in tutte queste schermaglie sul ‘De bello Italico’ e superamento del bicameralismo perfetto, è che sui costi di accesso alla politica tutti sembrano russare alla grande; idem ‘Il Fatto’ che si vanta di aver raccolto le firme contro queste riforme.
C’è anche chi non ha firmato l’appello perché conscio che queste riforme erano solo delle provocazioni per prendere tempo, ma contano di più le idee o i soldi per la campagna elettorale? Bella domanda (da un milione di dollari s’intende, oggigiorno mica si può pensare gratis) ma che inevitabilmente chiamano in causa il tema delle primarie; ogni tanto si sentono frasi buttate là a casaccio tipo “faremo le primarie”: allora le vogliamo istituire per legge una volta per tutte e stabilire un tetto di spesa per i contendenti, oppure i nostri legislatori e massmediologi si cullano a vicenda stando in posizione verticale?
Anche se in una recente sentenza della Corte Suprema americana (‘Citizen United’) secondo il giudice Anthony Kennedy non vi è una stretta correlazione tra soldi delle corporations e corruzione (“independent expenditures including those made by corporations, do not give rise to corruption or the appearance of corruption”), adesso negli USA ci si inizia a porre il problema se troppi soldi in campagna elettorale siano un bene o un male perché, secondo ‘Demos’, i politici danno priorità agli interessi dei più ricchi ( http://www.demos.org/stacked-deck-how-dominance-politics-affluent-business-undermines-economic-mobility-america ).
Zephyr Teachout nel suo libro ‘Corruption in America’, citato da Guido Rossi su ‘Il Sole 24 Ore’ del 24.8.14, a p. 16 in merito allo strapotere dei soldi, ne delinea le inevitabili conseguenze, affermando come gli USA non siano quasi più una democrazia ma semmai un’oligarchia (“What America now faces, if we do not change the fundamentals structures of the relationship of money to legislative power, is neither mob rule nor democracy, but oligarchy”). Ma su quest’ultimo tema l’alloppiamento è assai diffuso, intanto però negli States la maggior parte degli intervistati risultano essere insoddisfatti sia dal partito Democratico che da quello Repubblicano ( http://www.gallup.com/poll/177284/americans-continue-say-third-political-party-needed.aspx )  proprio perché non fanno il loro dovere (“do such a poor job”): a quando il ‘Good Job Act’? Riforme o non riforme, indipendentemente da un eventuale maggior controllo del legislatore nei confronti delle nomine della Consulta, lo spettacolo di questi ultimi giorni in Transatlantico ha evidenziato chiaramente come il problema sia culturale. Anche George Washington nel 1790 ebbe difficoltà a trovare personalità di spicco per la neonata Corte Suprema, ma questo è ben comprensibile. Qui invece… siamo nel XXI secolo e pur di cercare profili con un minimo di competenza costituzionale si mettono a giocare a mosca cieca.
Idem con patate (e patacche) per le nomine al CSM. Giorni fa addirittura su sito dei ‘Liberi&Giusti’ si leggeva “Auguri Paola”, dedicato alla nomina di Paola Balducci (Sel) perché iscritta da tempo alla suddetta associazione ( http://www.libertaegiustizia.it/2014/09/22/auguri-paola/ ): che se ne rendano conto ha poca importanza, ma il messaggio subliminale che ne viene fuori è che tutti gli iscritti di questa associazione siano dei potenziali votanti di Sinistra Ecologia e Libertà. Cioè se al CSM ci vanno quelli della sinistra radical va bene, se invece ci vanno personaggi del tipo Casellati (FI) casca il mondo. Bel modo di ragionare: non han perso un’occasione per andarsene a nanna senza cena?
Quasi nessuno invece che abbia rivendicato la necessità di tornare al CSM pre-riforma del 2002, cioè senza tutta questa mandria di componenti ‘laici’.
Già ‘laici’: altra ombra cinese per anestetizzare l’opinione pubblica?

Giustizia
E visto che siamo in tema di CSM, parliamo un po’ di Giustizia.
L’ex Sindaco di Firenze ricorderà bene di aver partecipato nell’estate 2013 alla presentazione del libro del vice presidente uscente del CMS Michele Vietti, dal titolo ‘Facciamo Giustizia’, insieme al grande Ezio Mauro e Liana Milella de ‘la Repubblica’. Durante gli interventi dell’ex Sindaco non si capiva bene perché la cronista giudiziaria del quotidiano romano alzasse spesso gli occhi al cielo:  accaldata dall’afa, più interessata dagli affreschi del soffitto, o perché annoiata dai lunghissimi monologhi dell’ex Sindaco? In effetti era difficile capire l’inizio e la fine dei suoi ragionamenti logici, tanto che tra il pubblico si scorgeva qualche testa tentennante con gli occhi semichiusi.
A p. 66 del citato libro si legge: “L’istituto della prescrizione esiste anche negli Stati Uniti, ma a differenza che in Italia il periodo di tempo necessario perché il reati si estingua deve essere decorso interamente prima dell’inizio del processo. Infatti, se il processo viene iniziato, la prescrizione non può verificarsi più, quale che sia la durata del processo stesso… In America, a differenza che in Italia, una volta iniziato il processo l’imputato non può più sperare nella prescrizione, quindi non gli conviene tirare per le lunghe ”: visto che qualcuno tenta di imitare RFK, ex Ministro della Giustizia USA, non sarà il caso di seguirlo?
In merito al processo di appello, a p. 53 si legge: “E’ concettualmente poco compatibile un ulteriore giudizio di merito solo cartolare con un giudizio di primo grado strutturato secondo il rito accusatorio, in cui sia garantito il massimo di contribuzione di tutte le parti e la massima informazione diretta del giudice… La soluzione più lineare è l’eliminazione del giudizio di appello quale secondo grado di merito”.
In merito alla responsabilità dei giudici a p. 135 si legge: “… un sistema di responsabilità diretta vedrebbe proliferare senza misura l’entità del contenzioso innanzi ai nostri tribunali: ogni sentenza potrebbe potenzialmente produrre una causa di responsabilità nei confronti del giudice che l’ha emessa. Otterremmo una situazione grottesca in cui ogni causa ne partorisce almeno un’altra. Per tacere alla possibilità che una delle due dia vita ad una terza causa per eccessiva durata del processo in base alla cosiddetta legge Pinto”.
C’è un caso dove forse la responsabilità confronti di un organo giudiziario potrebbe essere perseguito in maniera diretta da un cittadino, cioè quando fuoriescono sui giornali le intercettazioni che violano la privacy.
Piuttosto andrebbe riformato il sistema di provvedimenti disciplinari all’interno del CSM, ma come accennato in precedenza, se questo organo di garanzia lo si continua a utilizzare come un parlamentino al servizio della politica… non viene in mente una vecchia pubblicità di ‘Carosello’ “se tu dai una cosa a me io poi do una cosa a te”? ( https://www.youtube.com/watch?v=Pc-gPMzyRSU )
Infine a p. 10 in merito all’ “ingolfamento strutturale” Vietti non fa assolutamente accenno al fatto che i magistrati italiani godano di troppe ferie, ma anzi afferma che “Ho già avuto modo di smentire in altra sede la vulgata che attribuisce le colpe degli ingolfamenti della macchina della giustizia ai giudici ‘fannulloni’ e inefficienti, evidenziando, numeri alla mano, come la produttività dei magistrati italiani sia maggiore di molti colleghi europei, almeno in termini di procedimenti smaltiti in un anno”. Infatti mediamente in Germania per ogni 100mila abitanti vi sono circa 30 magistrati, in Italia circa 15.
L’ex Sindaco di Firenze durante la presentazione del libro, che si ricordi, nella calura generale non si destò minimamente per lanciarsi in crociate contro quanto scritto da Vietti; parafrasando un noto proverbio: chi dorme acconsente. Come mai allora questo cambiamento di verso anche con la negoziazione assistita gestita dagli avvocati?
Vediamo allora un caso reale nel quale un cittadino a ‘caso’ chiede al CSM provvedimenti disciplinari nei confronti di un Pubblico Ministero, con risultati pressoché nulli ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_CSM_150403 ).
Tutto nasce da un esposto del 21.4.97 alla Procura di Firenze ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_210497 ) dove il PM ed GIP (GIP & GIOP?) in questione per circa un anno e mezzo si rimpallano il fascicolo sui reati finanziari malgrado la Guardia di Finanza avesse segnalato un vorticoso giro di fatture ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_GDF_231097 ) e stranezze sui bilanci ( progetto “NEOS”). Il PM in questione, pur sapendo che il fascicolo era stato riconsegnato al mittente dalla Cassazione a fine 1999 ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_Cassazione_261099 ), tenta subito un’archiviazione, e fallita, si smarrisce per un anno e mezzo; ritrovata la retta via si sveglia di soprassalto e fa nuova istanza di archiviazione il 13.5.01 ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_PM_130501 ), quasi avesse letto sull’oroscopo che la coalizione che aveva appena vinto le elezioni avrebbe riformato il reato di falso in bilancio e che le note di servizio della GDF non sarebbero stato più possibile utilizzarle in giudizio.
Nel libro di Vietti a p. 117 sul tema si legge: “La sovrafatturazione è un falso qualitativo, come si diceva prima della riforma (e la condotta specifica rientra nella nell’infedelta patrimoniale ex art. 2634, perseguibile a querela) e perciò non può essere sanzionata dall’attuale norma sul falso in bilancio che adotta invece un criterio quantitativo”: qualitativo o quantitativo il GIP archivia “de plano” ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_GIP_200601 ) violando la legge come riconoscerà successivamente (e nuovamente) la Cassazione ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_Cassazione_250303 ). E’ prassi che ad un GIP che ha violato la legge venga riassegnato lo stesso fascicolo? La Corte di Appello di Firenze invece respinge la richiesta di ricusazione ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_CorteAppelloFI_261103 ), il GIP non sente minimamente il bisogno di farsi da parte e, sai che novità, i reati finanziari vengono archiviati definitivamente ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_GIP_290104 ). Tra le motivazioni del definitivo seppellimento si parla di “supposizioni e sospetti” (p. 4) solo motivate da “astio col denunciato” (p. 3).
Tra i sospetti fondati però, come ha rilevato la perizia informatica ed il listino prezzi dell’azienda ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_listino_96 ), c’è proprio il sistema editoriale (NEOS) messo a bilancio su un’altra società, come originariamente indicato dalla GDF nel ’97 (ma ‘dimenticate’ dalle successive perizie della Polizia Giudiziaria ordinate dal succitato tandem): ma se “La correttezza dei bilanci… si ricava, induttivamente, oltretutto, dal possesso (dal 1990 al 96) del 20% delle quote… da parte di I.B.M” (p. 3), perché mai quest’ultima se ne esce PRIMA del periodo indicato?
E se era tutto all’insegna della “correttezza”, come mai la multinazionale blocca tutte le commesse e pagamenti a cavallo tra il 1993-94, tanto da obbligare l’A.D. ad offrire ai dipendenti quote dell’azienda perché impossibilitato a pagare gli stipendi? E se dopo undici mesi di mensilità non pagate da consulente, uno è costretto ad inoltrare una “vertenza civilistica” perché si era dimesso (’94) per aiutare l’azienda, ignaro di quello che allora gli passava sopra la sua testa, dovrebbe essere raggirato e contento?
E come mai la prima volta, sebbene fosse stata fatta esplicita richiesta, la Procura fiorentina archivia senza preavviso?
Quello che invano si è tentato di dimostrare è che quattro soci di una Srl, che per comodità chiameremo A, hanno tutti e 4 le mani in pasta contemporaneamente nella società B (Snc), con la quale esiste un notevole viavai di fatture; poi fondano una società C, quest’ultima all’inizio coperta da fiduciaria in modo da schermare i soci fondatori, con l’obbiettivo finale di metter in liquidazione la società A e gestirne poi tutti i clienti con la nuova società.
Il piano di svuotamento della società A è stato possibile, essendo sotto i 15 dipendenti, sia grazie al licenziamento di alcuni dipendenti scomodi, ed anche grazie all’utilizzo dei citati meccanismi per occultare l’assetto societario. Ciliegina sulla torta, una delle dipendenti della società A, nonché socia e moglie dell’amministratore delegato della medesima, probabilmente per rendere meglio credibile l’alone di vittimismo, si affida al medesimo avvocato al quale i due dipendenti licenziati si erano precedentemente rivolti per avere un risarcimento dall’azienda A. Piccolo dettaglio: la socia/dipendente/moglie in questione è anche amministratrice della società B, e risulterà socia anche della società C; ad oggi la Signora in questione risulta essere presidente ICT di CNA Firenze, nonché presente alla Leopolda 2013.
L’avvocato in questione è Guido Ferradini, il giuslavorista preferito dell’attuale Premier Non Eletto, che alla faccia della deontologia forense, è riuscito incredibilmente a difendere sia vittime e carnefici allo stesso tempo.
Coincidenza ha voluto che il PM ed il GIP in questione siano gli stessi che, nel medesimo periodo, rinviano a giudizio Vittorio Cecchi Gori. Altra coincidenza (‘ma quante!’ dirà l’annoiato lettore) è data dal fatto che, come risulta dall’articolo de ‘la Repubblica-Firenze’ del 3.4.07 ( civitasdemocratica.it/documents/apis/laRepubblicaFI_030407 ), colui che si rende protagonista della frase “E mentre a Firenze le denunce di… finivano archiviate” è sempre il famigerato GIP fiorentino. (In riferimento al suddetto articolo, dopo il cambio di GIP altri andranno a sentenza il prossimo 26.11.14)
Gli astri (per chi è stufo di coincidenze) hanno voluto che tra coloro che hanno dato il nullaosta per fondare la società C, ci fosse il Giudice Puliga ( civitasdemocratica.it/documents/apis/navita_Puliga_181196 ), noto alla Procura di Genova per condanna a 15 anni (3 condonati) per corruzione in primo grado ( http://www.ilsitodifirenze.it/content/108-politica-e-imprenditoria-firenze-renzi-e-gli-amici-degli-amici ) a 6 e 8 mesi in secondo, nonché famoso per tutta la vicenda del fallimento della Fiorentina. Neanche a farlo apposta, il sito dei viola era gestito per conto della società C da uno dei soci della società A, quest’ultimo rinviato a giudizio ed assolto ( civitasdemocratica.it/documents/apis/apis_udienza44-46_230903 ): quando i software non sono perfettamente sovrapponibili (basta cambiare una virgola), a meno che l’imputato non ammetta il dolo, è difficile dimostrare il lucro.
Piccolo il mondo: la sede originale della società A è quella dove si trova attualmente quella della ‘Nana Bianca’ di Paolo Barberis (vedasi allegato precedente a p. 46), quest’ultimo consigliere economico a Palazzo Chigi (qui nulla di male ci mancherebbe).
Il prof. Vannucci, cattedratico dell’università di Pisa, in un incontro del 21.5.14 in Regione sulla corruzione dal titolo ‘Conoscere la corruzione’ ha detto che “oltre ai magistrati rossi ci sono quelli azzurri”: facciamocene una ragione e diciamo che se ne vedono di tutti i colori. Ma questo soave appisolamento da parte dei due summenzionati magistrati della Procura di Firenze è forse dovuto al fatto che godevano di troppe ferie?

Lavoro
Nell’esempio sopra è accennato al licenziamento di alcuni dipendenti perché non coperti dall’articolo 18 e, come volevasi dimostrare, in questi giorni sul tema ci si accapiglia in Parlamento, in piazza, sui giornali, tanto che su ‘la Repubblica’ del 21.9.14 se ne è occupato persino colui che se ne sta stravaccato da una vita sulla sua amaca (in arte Dondolino). Il Ministro dello Sviluppo ha detto che è una “stortura tutta italiana” (8.9.14), poi cambiando leggermente verso.
Vediamo allora un caso reale proprio di una multinazionale americana.
Uno delle classiche strategie per convincere all’espulsione un dipendente che non vuole accettare il ‘risarcimento’ economico (nel caso specifico 100milioni di lire) è il demansionamento ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_130202 ), costringerlo alla protesta perché gli manca l’aria ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_180202 ), ed infine comminargli provvedimenti disciplinari. Provvedimenti che si basano su tanti piccoli episodi più o meno insignificanti o non corrispondenti alla realtà.
Per dare l’idea, nei provvedimenti si legge che “il direttore tecnico… e il responsabile di sistemi… della RCS di Milano hanno chiesto… di rimuoverla dall’incarico presso la loro redazione perché giudicavano il suo stile di relazione e il suo comportamento nei confronti degli utenti non adeguato al contesto” ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_120302 ): strano come l’azienda editoriale in questione abbia dotato di badge il destinatario del licenziamento DOPO le presunte contestazioni ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_RCS_2001 ): della serie, non ti vogliamo ma ti diamo il permesso di entrare da noi.
E “le modalità di lavoro poco produttive” presso ‘il Giornale’ sono state causate dalla ‘Lettera 22’ di Indro? ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_ilGiornale_171001 )
Comunque sia in fase dibattimentale risulta difficile spiegare le proprie ragioni, perché le domande in teoria le può fare solo il Giudice del Lavoro e si è quindi costretti a raccontare solo mezze verità, con la preoccupazione che il magistrato riapra l’istruttoria e convochi i testimoni con esiti imprevedibili.
Va anche detto che dal momento del licenziamento fino alla sentenza definitiva della Cassazione, per chi ha il coraggio/follia di arrivarci, passano oltre sei (6) anni e le spese processuali, che il sindacato (CISL in questo caso) si sobbarca anticipatamente solo fino al 1° grado, non sono di trascurabile entità ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_Cassazione_fatture ). Va altresì fatto notare che nel frattempo, in virtù della sentenza di 1° e 2° grado favorevole al lavoratore, l’azienda è obbligata al reintegro, dove però si è soggetti alle più svariate cure ‘psicologiche’ ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_231204 ), e così dal demansionamento si passa all’ipermansionamento ove è umanamente impossibile sbagliare; il finale diventa scontato con le dimissioni obbligate ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_160405 ) e la beffa di dover affrontare il 3° grado in Cassazione più l’eventualità di perdere tutto.
Da non trascurare che dopo il giudizio di 2° grado, una volta comunicato all’azienda il desiderio di rientrare ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_081004 ), si scopre qualche mese dopo ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_190105 ) che il giorno prima della comunicazione (7.10.04) la multinazionale aveva già aperto una nuova procedura di mobilità. Ad hoc? Il dubbio persiste perché se nella procedura di mobilità del 2002 i 63 ‘candidati’ sono stati tutti impacchettati, in quella del 2004 solo una parte dei 40 sono stati mandati a casa.
Quello che risulta poi francamente strano è come in fase dibattimentale né al Giudice di 1° grado né ad altri sia venuto in mente di chiedere all’azienda se operava in conformità del D.Lgs. 626/94 sulla sicurezza sul lavoro (successivamente divenuto D.Lgs. 81/08).
Domandona: come mai un’azienda, in assenza di contestazioni, offre dei soldi perché accetti di andarsene? Un attimo di pazienza e ci arriviamo.
Ora si parla di riformare il mondo del lavoro buttando cifre a casaccio quasi fossero bruscolini (“un miliardo e mezzo”), come se i soldi che in teoria si dovrebbero risparmiare per il Senato debbano  servire per i sussidi di disoccupazione.
Dimentichiamo per un attimo che in Svizzera si lava più bianco: lì se le aziende licenziano non c’è art.18 che tiene, però esiste un Welfare degno di tale nome con i sussidi di disoccupazione. Come ha ricordato ‘lavoce.info’, per questo tipo di Welfare la cifra ipotizzabile di aggira sui 10-12 miliardi. Non sarebbe stato più opportuno fare un Business Plan e su questo agire con gradualità? E’ evidente che i sindacati, ai quali non si smette mai di invitarli ad riformarsi (un sindacato unico nazionale per i metalmeccanici, musicisti, etc. etc.), di fronte ad una prova muscolare del genere non si fidano; messa così c’è il sospetto che le aziende medio-grandi inizierebbero a licenziare in massa o a fare i ricatti più disparati; costi che poi inevitabilmente andrebbe tutto a carico dello Stato.
Il senatore Pietro I(n)chino ha detto a ‘la7’ il 19.9.14 che “le multinazionali non investono in Italia perché hanno terrore dell’articolo 18”; una parte di verità c’è, ma come abbiamo visto cerchiamo di non considerare queste ultime come delle entità gestite solo da stinchi di santo.
Un altro modo per aggirare l’art.18 lo si mette in atto quando c’è da tosare le pecore in serie, nel senso che si piomba di sorpresa sul luogo di lavoro e, ad uno ad uno, gli si fanno firmare le dimissioni in bianco.
Un caso reale è più o meno descritto dall’articolo del ‘Corriere Lavoro’ del 1999 di Sissi Bellomo ( civitasdemocratica.it/documents/ortelius/ortelius_Corriere_120399 ) dove “a causa di costi non eleggibili… la sede centrale… ha dimezzato i dipendenti, invitandoli – secondo quanto afferma uno degli ‘ex’- a dimettersi”: di punto in bianco uno si trova in una stanza, e viene tosato da colui che (ma è solo una coincidenza) qualche anno dopo (25.6.13) verrà ‘pizzicato’ dalla Gabanelli sulle pillole del sapere.
A prescindere dalla presa della pastiglia o della pillola, è bene ricordare che se quel progetto, una sorta di Google ante-litteram per gli studenti europei, fosse stato gestito con la testa invece che con altre parti del corpo, forse oggi non staremmo a stracciarci le vesta sui patti di “stupidità”, sulla disoccupazione giovanile, art.18, ‘Giobbact’, cocopro e coccodè.
Altro stratagemma per evitare che un lavoratore/consulente possa rivendicare qualcosa (tipo un rapporto subordinato), una volta firmato un contratto a progetto ( civitasdemocratica.it/documents/gs/gs_generale_sistemi_271007 ), è quello di stipulare la proroga del contratto con un’azienda la cui denominazione è molto simile alla prima, ma giuridicamente differente ( civitasdemocratica.it/documents/gs/generale_sistemi_300408 ). Come dice la perizia medica, stress, postura non corretta, false promesse, possono costituire un cocktail molto ‘inebriante’ ( civitasdemocratica.it/documents/gs/ASL_Prato_210409 ).
E per chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui c’è anche la soluzione al rebus del perché un’azienda offre dei soldi in cambio delle ‘dimissioni’.
Dopo che Draghi il 9.10.14 al Booking Institute di Washington ha detto che “Il problema non è quello di licenziare; il problema è quello che nei modi possibili si creino posti di lavoro aumentando la produttività del sistema delle imprese, la formazione dei giovani…”, quasi tutti, incluso Luca Ricolfi su ‘la Stampa’, si son messi a fare a gara a chi defiscalizza di più in entrata. E’ stato come assistere all’ultima scena de ‘Il Flauto Magico’ di Mozart dove Sarastro nel suo tempio del sole sconfigge la Regina della Notte. Per la cronaca, ora che tutti si illuminano d’immenso, qualcosa di simile non era già stato tentato a cavallo tra il Governo Amato e dell’ex Cavaliere?
A p. 141 del libro ‘Matteo, il conquistatore ‘ (A.Ferrarese & S.Ognibene, Ed. Giunti), si parla di “cambiare i centri per l’impiego”, “rivoluzionare la formazione professionale”, “un contratto a tempo indeterminato senza la protezione dell’articolo 18”. Già, benvenuti nel Cerchio Settemplice solare ( civitasdemocratica.it/2012/03/08/vabbuo/ ) ma, domanda da giovane gufetto, le coperture ci sono? Ed i centri per l’impiego già funzionano? Perché se ancora funzionano come quello della Provincia di Firenze…
La soluzione ideale potrebbe essere la seguente, indipendentemente da ciò che propagandano gli ultimi arrivati: zero contributi per i primi tre anni per chi prova ad assumere; l’azienda può anche decidere negativamente alla fine del periodo di ‘prova’, però in questo caso dovrebbe pagare in modo retroattivo i tre anni di contributi; se invece il rapporto si interrompe prima dei tre anni l’azienda è tenuta a pagare i contributi maggiorati del 25% circa.
Quello che dovrebbe esser chiaro è che sia durante il periodo di ‘prova’ e sia dopo l’eventuale assunzione, l’attività del lavoratore/dipendente deve essere C-O-M-U-N-Q-U-E valutata annualmente (più che monitorata a distanza) sulla base degli obbiettivi imposti dall’azienda; le valutazioni aziendali dovranno essere depositate presso un ente terzo (ad es. ispettorato del lavoro) in modo che se un lavoratore/dipendente non riesce a soddisfare gli obbiettivi è giusto che il datore possa comminargli un cartellino giallo, ed eventualmente rosso.
Questo perché può accadere che, malgrado gli “eccellenti” nelle valutazioni ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_obbiettivi_2000 ; nell’esempio i ‘Not Met’ sono imputabili ai clienti che non hanno firmato’), uno si vede arrivare la ‘pagella’ con scritto che “In buona sostanza, da un paio d’anni, la sua condotta continua a denotare un atteggiamento supponente, arrogante e lesivo dell’immagine aziendale presso i clienti…” ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_120302 ).
La Corte di Cassazione però a p. 4 (p. 6 PDF) della sentenza riconosce che “… la configurabilità della giusta causa, e quindi la declaratoria della legittimità del licenziamento, debba – come si è detto – passare attraverso una valutazione globale della condotta del lavoratore” ( civitasdemocratica.it/documents/unisys/unisys_Cassazione_100408 ). Questo per dire che anche in presenza di obbiettivi e valutazioni, le aziende comunque hanno buon gioco a rigirare le frittate; figuriamoci senza.
Potrebbe valere anche la regola del silenzio/assenso se un’azienda tiene al proprio segreto industriale, ma è chiaro che se 248 dipendenti su 1000 hanno tutte valutazioni nella norma e viene improvvisamente aperta una procedura di mobilità, forse c’è qualcosa che non va nel management. Già, degli errori del management (e dei politici?), si parla sempre poco: come mai la Ferrari con il miglior dipendente/pilota sul mercato non vince? E perché l’Ing. Costa è stato licenziato e adesso lavora alla Mercedes?
Va anche detto che quei dipendenti di Malpensa beccati ad ‘alleggerire’ i bagagli, invece che fare ricorso al Giudice del Lavoro dovevano essere spediti per posta prioritaria sul primo aereo per Alcatraz.
A ciascuno le proprie responsabilità, sennò sembra sia sempre colpa del datore di lavoro. D’altro canto se la libertà d’impresa non è in discussione, non ci vuole un minimo di responsabilità sociale anche da parte di queste?
Supponiamo infatti che un imprenditore, una volta resosi conto di aver causato dei danni ambientali, per disfarsi dell’azienda quatto quatto tenta di dare degli indennizzi economici ai dipendenti affinché se ne vadano: la nuova legge delega sul lavoro come interagisce col D.Lgs. 231/01 sui reati ambientali (poi il D.Lgs. 121/11) ed il testo unico 81/08 sulla sicurezza sul lavoro? Tutto chiaro o ancora tutto oscuro?
A giorni alterni, ora sembra vada di moda il “chi sbaglia paga”, ma in merito agli errori dei politici leggasi il seguente Vangelo post-tragedia Macrolotto (PO): “Nel 2014 metteremo in piedi una task force di 100 ispettori per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Cinquanta che già lavorano nelle Asl toscane e che saranno destinate esclusivamente a questo lavoro e altri 50 che verrano assunti apposta. In più bisognerà concentrare gli sforzi sulla creazione di dormitori sicuri” (Enrico Rossi, ‘la Repubblica-Firenze’, 13.12.13). Della serie: “eh, ma allora dormivo”. Evidentemente Prato non era la sola zona per ‘dormitori’ sicuri.
Rimanendo aperto il problema delle coperture dei sussidi di disoccupazione, ciò che è auspicabile è che un’azienda dopo i tre anni – un periodo sufficiente per acquisire un minimo di autonomia professionale – pur essendo libera di non assumere a tempo indeterminato – ci pensi due volte prima di farsi scappare via una persona già formata (che in questo caso verrebbe gestita dai centri per l’impiego), perché a quel punto può anche diventare un pericoloso concorrente; ma allo stesso tempo la persona in ‘prova’, essendo valutata sugli obbiettivi, avrà tutto l’interesse a dare il meglio di sé.
Certo ci sono le eccezioni, ma se l’imprenditore fa il suo mestiere e il dipendente altrettanto, non si vede la ragione per cui ci si deve scontrare sull’art.18: obbiettivi chiari amicizia lunga. Peraltro è proprio sugli obbiettivi che si può impostare una riforma di deducibilità fiscale per le aziende in ambito di ricerca e sviluppo, nonché di riforma dei rating che servono alle banche per decidere chi finanziare.
Per tornare alla realtà, nella succitata vicenda giudiziaria fiorentina se gli obbiettivi e valutazioni dei dipendenti licenziati dalla società A fossero stati depositati presso un ente terzo, gli inquirenti, invece di fare ‘arrosti’, avrebbero avuto ulteriori elementi (non li avevano comunque?) per capire se c’era in atto un piano premeditato di svuotamento dell’azienda, e poter altresì stabilire immediatamente la proprietà intellettuale dei prodotti informatici e conseguenti falsi in bilancio.
Al di là dei flautisti magici che promettono 800mila posti di lavoro, se il tema degli obbiettivi non risultasse chiaro, onde evitare un brusco risveglio, bisognerà invocare come sempre il Sarastro di turno per uscire dalle tenebre?

Finanza
Si è accennato al problema di dove reperire i soldi per i sussidi di disoccupazione, e non solo: perché allora non fare un po’ di ‘Caccia al Tesoro’ (Nunzia Penelope, Ed. Ponte alle Grazie, 2014).
Nel libro sulla Voluntary Disclosure a p. 163 viene riportata la frase pronunciata dall’ex Premier Letta il 28.1.14: “Chi ha portato i capitali all’estero deve sapere che è l’ultima occasione. O si mette in regola, o non avrà scampo”. Poche pagine più in là del libro (p. 166) il prosieguo della vicenda. “Il testo della VD dunque resuscita, e il 28 gennaio 2014 è approvato in Consiglio dei Ministri. E’ sparita però la parte del rafforzamento del riciclaggio nella notte, una mano misteriosa l’ha espunta dal testo. Letta promette tuttavia che sarà recuperata ‘massimo entro due settimane e arriverà anche la legge sul riciclaggio’. Peccato che due settimane di tempo non le avrà. Il 14 febbraio il suo governo cade, anche Letta va a casa. A Palazzo Chigi arriva Matteo Renzi, ma il giovane rottamatore ha altre priorità. Sulla legge per il rientro dei capitali cala così nuovamente una cortina di nebbia, ovattata, silenziosa. Anche i media sembrano averla dimenticata, nessuno ne parla, nessuno ne scrive, come non fosse mai esistita. Il che ha del paradossale: nella primavera 2014, i temi dominanti nel Paese sono la spending review, i tagli alla spesa pubblica, le coperture che mancano alle misure decise dall’esecutivo, ci s’ingegna disperatamente a trovare risorse, ed è strano che nessuno pensi ad approvare subitissimo quella legge che potrebbe riportare a casa diversi miliardi, risolvendo molti problemi”.
“Strano” sì ma fino ad un certo punto: poco prima che saltasse Letta, che aveva timidamente accennato al conflitto di interessi, chi è che aveva replicato con un “se ne ricorda solo ora”?
Come è “strano” che dopo l’articolo del direttore De Bovtoli (erre moscia, noblesse oblige) del 24.9.14 sul ‘Covvieve della Seva’, l’ex Ministro delle Telecomunicazioni, il renziano Gentiloni, si metta a sbottare improvvisamente: come mai lui, quando era Ministro durante il governo Prodi, sull’argomento si è ammammolato come un tasso?
Sempre nel libro della Penelope a p. 51 si trova l’invettiva in Campidoglio del vecchio senatore Levin(D) contro l’AD di Apple Tim Cook “Apple è una storia di successo americana… Ciò che non è altrettanto noto è che Apple ha anche un sistema di evasione fiscale altamente sviluppato, un sistema attraverso il quale ha accumulato più di cento miliardi di dollari in contanti offshore in un paradiso fiscale”. Spiega sempre il senatore democratico che “il gruppo ha creato una rete di società offshore con base a Cork, in Irlanda… e quindi è in Irlanda che arrivano i proventi delle vendite dei prodotti… che grazie al trucco del Double Irish, risultano esentasse”, cioè lo 0,05% invece del 12,5%: stay Cook, stay Irish.
A quando la European Union Tax? A p. 105 del suddetto libro finalmente una bella notizia: “Capitali italiani nei paradisi fiscali al 2014: 180-200 miliardi di euro (Bankitalia)”: solo gli angeli possono andare in paradiso a riprenderli?
“E ancora: Diego della Valle, pur mantenendo il cuore della sua attività nelle Marche, e per la precisione nella natìa Casette d’Ete, ha spostato in Lussemburgo la cassaforte del gruppo, la Dorint Holding SA, dove sono custoditi le partecipazioni più preziose, tra cui quelle del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera” (Idem, p. 117).
“Perfino l’azienda simbolo dell’industria nazionale, la Fiat, si dirige sempre più verso altri lidi… la sede legale si è trasferita in Olanda e quella fiscale a Londra… Tra i motivi per cui vale la pena di aprire o trasferire una società in Olanda, c’è la possibilità di applicare il sistema del Dutch Sandwich : non un ‘appetizer’, ma un meccanismo per cui si apre una società ‘madre’ nelle Antille olandesi, e quindi una ‘figlia’ ad Amsterdam, che a sua volta ne possiede una terza… in Italia. In questo modo si ottengono vantaggi fiscali: in Olanda i dividendi non sono tassati” (Idem, p. 121).
Juve-Toro è il derby della Mole: Juve-Fiorentina diventerà invece quello della Mole Fiscale?
“Avevamo detto no web tax, e siamo stati di parola” (Idem, p. 68), cinguetta il Premier Non Eletto; e il parlamentare Boccia(PD) risponde “I livelli di elusione senza precedenti e l’emorragia di flussi finanziari sono sotto gli occhi di tutti, ma le multinazionali del web continuano a bloccare ogni tentativo di riforma, con l’evidente aiuto di un pezzo di classe politica” (Idem, p. 68): sul tema anche qualcuno alla Casa Bianca era stato avvisato ( civitasdemocratica.it/documents/usa/obama_220214 ), ma ci vogliono le cannonate per aprire gli occhi e non far finire nel dimenticatoio la Web Tax a livello comunitario?
Nel tessere la sua tela, la Penelope a p. 204 ne ha anche per l’attuale Presidente UE Junker, che durante l’ultima campagna affermava di aver detto basta al segreto bancario lussemburghese, “Un segreto che ha in verità strenuamente difeso per tutti i vent’anni della sua leadership”: di solito chi dorme non piglia pesci, ma in questo caso invece qualcuno ha preso un PESC?
Giunti al termine del libro, più che gli 80 euro, la prima cosa che vengono in mente sono semmai gli 80 miliardi.
E riprendendo il tema della Voluntary Disclosure e autoriciclaggio, se non fosse stato per l’emendamento della senatrice Ricchiuti (PD) a neutralizzare il “godimento personale”?
Parafrasando Gaber, “ci deve essere uno strano godimento” personale “a sentirsi inutili… Perché” per fare una legge sull’antiriciclaggio così “non è che bisogna essere proprio imbecilli… però aiuta”.
Riuscirà qualche manina notturna ad anestetizzarla?

Stampa
Come accennato, nel suo libro Nunzia Penelope si domanda degli strani silenzi della stampa. Gabriele Mastellarini nel suo libro ‘Assalto alla stampa’ (Ed. Dedalo, 2004) a p. 35 scrive: “Cercando su Internet è facile imbattersi in un profilo di Mario Ciancio Sanfilippo, editore del quotidiano catanese ‘La Sicilia’… Secondo il Centro Editoriale Ricerca e Sviluppo, Mario Ciancio Sanfilippo è ‘l’editore di riferimento della Sicilia, della Puglia e della Calabria’ e riesce a coniugare l’impero editoriale con altri affari economici in diversi settori… ‘La Sicilia’, di cui Mario Ciancio detiene il 99,96% delle azioni (lo 0,04% restante è intestato alla consorte), ha una posizione dominante in provincia di Catania (63% del mercato) e in quella di Siracusa (64%), e un buon seguito a Enna e nel ragusano dove il 50% dei lettori. Del ‘Giornale di Sicilia’ (439.000 lettori 68.000 copie vendute), il monopolista del Sud ha l’8,34% del capitale, ma non occupa posti nel Consiglio di Amministrazione. Lo fa, invece, nella ‘Gazzetta del Mezzogiorno’, quotidiano pugliese con 567.000 lettori, del quale possiede la quota di maggioranza del 33%. Grazie ai suoi giornali e alle televisioni, Mario Ciancio Sanfilippo può attuare un’azione di lobbying sull’opinione pubblica e la classe politica del Mezzogiorno, rappresentando un altro tangibile del rapporto tra stampa e potere”.
Va ricordato che, a coronamento della sua invidiabile carriera, costui è stato anche presidente della FIEG (Federazione Nazionale Editori Giornali) dal 1996 al 2001.
Nella vicenda giudiziaria fiorentina, a p. 8 dell’esposto si legge che “la società vanta un credito di Lire 886 milioni dalla Gazzetta del Mezzogiorno di Bari” e, a p. 9, che quest’ultima “si rifiuta di pagare la somma”. Se quelli del Kennedy Center (e non solo) hanno avuto la forza fino qui di non schiacciare un sonnellino, c’è da sperare che si rendano conto di cosa significhi fare il “freedom fighter” in Italia: si spendono un mucchio di soldi in avvocati e si finisce a gambe all’aria; un po’ come Don Chisciotte, in mezzo ad una selva di addormentati nel fosco.
Perché Attilio Bolzoni che su ‘la Repubblica’ scrive sempre di cose ‘noir’ non fa un pezzo su chi è il proprietario del centro stampa di Catania (Etis 2000), dove viene stampato il suo giornale? Oppure basterebbe indicarlo nel ‘clorophorm’ (anziché colophon).
E in riferimento all’articolo de ‘la Repubblica-Firenze’ del 3.4.07 già citato in precedenza ( civitasdemocratica.it/documents/apis/laRepubblicaFI_030407 ), perché furono fatti problemi alla Selvatici affinché abbassasse i toni? Forse perché c’era il Professore ciclista al governo?
Sulla confezione di un noto infuso di erbe e spezie ( www.yogitea.eu ) sta scritto “Sonno profondo e tranquillità assoluta portano equilibrio alla vostra vita. Il gusto dolce di YOGI TEA Abbraccio della Sera a base di finocchio, camomilla e valeriana dona un piacevole rilassamento che precede un ottimo riposo. Sogni d’oro!”. Evidentemente le tisane fanno skuola (oops!), perché grazie al loro “equilibrio” va da sé che di tutta la suddetta vicenda giudiziaria presso il Tribunale del Lavoro di Milano, su ‘Gli Abbracci della Sera’, per dare l’idea, è come quando sulla nuvoletta dei fumetti compare una bella “Zzzzzzzzzzzz”.
Su ‘Capitalismo inquinato’ di Ernesto Rossi (toh, prefazione di Eugenio Scalfari) a p. 107 si legge: “Non siamo tanto ingenui da pensare che i ‘capitani d’industria’ investano i miliardi nelle aziende giornalistiche dissestate per dar lavoro a qualche decina di intellettuali o per formare l’educazione politica del popolo italiano: sono miliardi che ritengono fruttuosamente investiti, anche se richiedono ogni anno qualche decina di milioni per rimettere in equilibrio i bilanci. Questo perché gli industriali che controllano i giornali possono più facilmente ricattare il governo per ottenere favori e privilegi di tutti i generi, e riescono a convincere molto meglio l’opinione pubblica che l’intera collettività nazionale è straordinariamente interessata ad accrescere i loro conti in banca, con la difesa del ‘prodotto nazionale’, i premi di esportazione, gli scambi bilanciati… le concessioni dei servizi pubblici… ”.
Era il 1953, ma sembra oggi. Nel libro viene altresì ricordato ciò che scrisse Luigi Einaudi sul ‘Corriere della Sera’ l’8 maggio 1921 contro coloro che “fondavano giornali, ne compravano altri ed avrebbero voluto fa sorgere, accanto ad una catena di persone prone ai loro disegni, una catena di giornali disposti ad ammaestrare il pubblico intorno alla convenienza di seguire una data politica doganale, fiscale bancaria, utile ai loro interessi”.
Ma Rossi ed Einaudi si riferivano all’ex Cavaliere o all’Ingegnere? Dei conflitti di interessi e delle televisioni del primo se ne è oramai parlato a iosa e forse se ne continuerà a parlarne, ma sottovoce. Il ‘Narciso’-Scalfari nei suoi editoriali domenicali dell’Ingegnere non ne parla mai, ma proprio mai. Ad esempio, l’avventura di quest’ultimo in Olivetti e poi in Sorgenia sono stati degli esempi positivi o negativi di imprenditorialità? Su questi argomenti ‘Il Narciso’ pare sia sotto forti dosi di Lexotan. E’ forse giornalismo questo? No. E lo sa meglio di tutti noi. D’altra parte la definizione clinica di narciso su ‘La Casta Bianca’ di Paolo Cornaglia Ferraris a p. 212 è la seguente: “Il narcisista è talmente innamorato di se stesso e della propria intelligenza da non accorgersi di limiti e difetti che per gli altri sono macroscopici. Bluffa anche con se stesso e nega di farlo”.
Quantomeno Federico Fubini un po’ di autocritica nel suo ‘Recessione Italia. Come usciamo dalla crisi’ a p. 48 la fa: “Sam McClure, giornalista dell’epoca di Theodore Roosvelt, quando i quotidiani erano in grado di obbligare il governo a spezzare i grandi trust industriali, diceva: ‘La vitalità della democrazia dipende dalla conoscenza popolare di questioni complesse’. Se questo è vero, oggi la vitalità della democrazia è piuttosto bassa e il giornalismo non ha fatto fino in fondo il suo mestiere. (Come giornalista economico di professione, anch’io mi prendo la mia parte di responsabilità.)”.
Anche una regina della foresta pietrificata come Sandra Bonsanti nel suo appello al Presidente Napolitano ad aprire gli occhi, si scaglia indirettamente contro il suo ex giornale quando, su ‘Il Fatto Quotidiano’ del 29.7.14, scrive che siamo “in un Paese in cui i giornali suonano la campana del governo con eccezione del ‘Manifesto’ e del ‘Fatto’ ”: quando però una decina di anni fa le si faceva notare che il problema era più generale e non circoscritto ad una sola parte, i suoi occhi com’erano?
Invece chi si scaglia contro ‘Il Fatto’ è Macaluso dall’ultimo numero de ‘l’Unità’ del 31.7.14 descrivendolo come un giornale “che dice di essere di sinistra… ma è guidato… da un giornalista… che ha una storia… nella destra. Tuttavia quel giornale, giustizialista, convoglia tutto ciò che è ‘contro’ ”.
La cacciata di Colombo e Padellaro da ‘l’Unità’ e il conseguente viaggio A/R della De Gregorio da ‘la Repubblica’ non è certo paragonabile a quella di Romano Bilenchi da ‘Il Nuovo Corriere’ di Firenze del 1956, ma dà il senso di una sedicente sinistra di stampo magmatico.
Quelli de ‘Il Fatto’ sono infallibili? Tutt’altro, tanto che quando scrivono “Palazzo Madama ridotto ad albergo ad ore” nel difendere la Costituzione dallo stravolgimento delle riforme, offendono le istituzioni in egual misura.
Tuttavia va detto che quelle di Macaluso sono considerazioni frutto di un antico retaggio, che non riesce a farsene una ragione che una voce non debba necessariamente rientrare nel catalogo di dx o sx. Finché quelli de ‘Il Fatto’ riescono a camminare con le loro gambe, non hanno il diritto, nei limiti dell’offesa, di cantarle chiare a 360°?
Se alcuni di loro, oltre a Padellaro e Colombo, sono transumati da altre vallate (C.Soffici da ‘Il Giornale’, A.Caporale da ‘la Repubblica’, F.Sansa da ‘l’Unità’, A.Altichieri da ‘Il Corriere della Sera’, etc.) sono necessariamente da considerare dei morti di sonno?
Persino Topolino per seguire la moda legge ‘Il Ratto Quotidiano’.
Dettaglio non trascurabile: ‘Il Fatto’ non fa parte della FIEG. E quelli della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) che ne pensano della loro ‘Confindustria’ di carta (stampata)?
Piuttosto qual è la prospettiva de ‘l’Unità’? Forse Macaluso dorme in piedi aspettando che i carri armati dell’URSS vengano a liberarlo?
Torniamo nel club della libertà chiamata FIEG e rimembriamo ciò che il grande Ezio durante una riunione di redazione disse al collega d’Amico che aveva qualche osservazione da fare: “Ma tu sempre col tuo giornalismo verità”. Date le giravolte non si conosce poi il giorno, l’ora, in cui il grande Ezio avrebbe deciso che “Da oggi puntiamo su Matteo”, ed iniziare a totemizzarlo come fosse il nuovo Kennedy dopo averlo precedentemente trattato come un berluschino, sbagliando due volte; oggi pare non sappia più che pesci prendere, ma la domanda è: sono proprio i giornalisti che creano la realtà che più gli aggrada?
Neanche il tempo si fermarsi a riflettere che a sirene spiegate arrivano i pompieri e inondano la casa col cloroformio: “In particolare, il (pre) giudizio nei confronti di Renzi, di essere un ‘berluschino’, un nuovo, piccolo Berlusconi. Usato, da (centro) sinistra, come un’accusa. Un insulto. Più che un’accusa, è la conferma della difficoltà, nella sinistra, di capire cosa sia successo negli ultimi vent’anni. Renzi non è un leader berlusconiano, ma semmai, post berlusconiano” (‘la Repubblica’, 6.1.14): più che una cascata di Diamanti è un tonfo, perché se c’è un giornale che ha trattato pregiudizialmente come un ‘berluschino’ l’ex Sindaco di Firenze, peraltro segnalato ( civitasdemocratica.it/2012/10/24/postdemocrazia-dipende-da-noi-o-da-voi/#sindacoFI ), è proprio il giornale su cui scrive: ha tempo di leggerlo qualche volta o l’aumento a 1,40 gli rovina le finanze?
Non era poi l’Ingegnere durante le ‘primarie’ del 2012 a brontolare che di Berlusconi ne abbiamo già uno, e poi una volta spompato “l’usato sicuro” a dire che il ‘neo-Hennedy’ era pronto per governare?
Bei tempi eh, quando c’era D’Avanzo e facevano le 10 domande all’ex Cavaliere, cioè quando ‘la Repubblica’ faceva la sbarazzina perché stava all’opposizione. Le domande all’attuale Governo sul conflitto d’interesse in quale cassetto son finite? Pisolino?
Il prof. Vannucci nel succitato incontro tenutosi lo scorso maggio in Regione Toscana ha detto che il giornalismo d’inchiesta, ad eccezione della Gabanelli, oramai non esiste più da metà degli anni Novanta. Piccola precisione temporale: un dipendente dell’ANSA, ad inizio anni Novanta (quando tutti pensavano fosse colpa dell’uomo ragno), dopo aver spiegato per filo e per segno tutta la dinamica dell’abbattimento del DC9 a Ustica, aggiunse: “Se tutte le notizie dell’ANSA venissero pubblicate, sai quanti governi sarebbero caduti!”. Semmai abbattuti.
Senza buttarla in politica, per tentare di capire come il doping non sia un male da debellare solo nello sport ma anche nel giornalismo, vediamo cosa scriveva nel 2009 un giornalista sportivo come Maurizio Crosetti nel suo pezzo intitolato ‘Un triciclo rosso’ (da ‘Il ritorno del sopravvissuto’): “Lance Edward Armstrong è molto più di un corridore ciclista. Forse è il più grande ciclista del mondo”. Non è un dettaglio ricordare che, mentre erano in pochi che non si univano all’ennesima leggenda metropolitana ( civitasdemocratica.it/2009/05/25/armstronz-esiste/ ), al presunto campione gli sono state revocate le 7 vittorie consecutive al Tour de France.
Più saggiamente un anno dopo Simone Barillari nel suo articolo intitolato ‘Suivers’ (al seguito) scrive: “Un’affascinante anomalia è all’origine del rapporto preferenziale che lega giornalismo e ciclismo: ogni altro sport ha creato i propri giornalisti, mentre sono stati i giornalisti a creare il ciclismo. Di fatto il ciclismo contemporaneo, quello delle grandi corse a tappe, fu inventato nelle redazioni di tre piccoli quotidiani: ‘L’Auto-Vélo’, un giornale sportivo di Parigi destinato a divenire ‘L’Equipe, che bandì nel 1903 it Tour de France, la prima corsa a tappe della storia; ‘La Gazzetta dello Sport’, che istituì il Giro d’Italia nel 1909; il quotidiano madrileno ‘Informaciones’, che organizzò, a metà degli anni Trenta, la Vuelta a España. E’ legittimo pensare, allora, che fu per questa inconsueta filiazione, per la circostanza di essere stato immaginato da uomini della penna e non del pedale, che il ciclismo venne concepito sotto la forma di un’epopea”.
Già, di epopea in epopea, e a furia di ottundere le menti, in Italia i premi Pulitzer li vedremo con il binocolo.
Chi vincerà il prossimo Ghiro d’Italia?

Economia
In attesa dell’arrivo al traguardo, tra i vari VIP seduti in tribuna è probabile incontrare qualche big di Confindustria con i suoi pargoli.
“Se guardiamo come è cresciuta la classe dirigente confindustriale, vediamo che è un modo tutto interno alla corporazione. Da Abete alla Marcegaglia, sono tutti ex giovani imprenditori – ossia figli di imprenditori – che hanno fatto carriera all’interno di un processo semiburocratico. Analogo appare il meccanismo di promozione nel pubblico impiego” (Giuseppe De Rita, da ‘Recessione Italia’, p. 71).
Senza interpellare ‘Chi l’ha visto?’, ma che fine ha fatto la Emma? Ma che coincidenza, è andata a dirigere l’ENI, alla faccia del superamento del corporativismo. Si spera che qualcuno, non a rischio infarto, stropicciandosi gli occhi una volta caduto dal letto si domandi “Ma che ci fa costei in un quel posto così importante se di energia non ci capisce un tubo?”. Eh no, signore e signori: il punto è che di tubi l’ex Presidente di Confindustria ci capisce eccome, soprattutto se l’acciaio per i gasdotti proviene dalla Russia. ‘O sole mio’ dovrebbe essere la canzone più rappresentativa del Belpaese ma, di punto in bianco, talvolta arrivano le eclissi, e qui il ‘Sole’ si è acciocchito per ben più di 24 ore.
Ed il sole è destinata ad essere l’unica fonte di sopravvivenza del Mezzogiorno?
Tentiamo allora di comprendere, nei limiti del possibile, e al di là dei problemi burocratici e di lentezza della giustizia, perché un imprenditore sia italiano o straniero rischia di finire nelle sabbie mobili qualora decidesse di investire nell’Italia del Sud. Uno spunto ce lo hanno dato il compianto Pier Luigi Vigna e Nicola Gratteri, due assi nella lotta alla criminalità, intervenendo il 28.3.08 a Firenze durante l’incontro dal titolo ‘Le mafie: conoscerle per difendersene. Traffici illeciti. Mafie internazionali’ ( http://www.coordinamentoantimafiafirenze.it/iniziative.html ).
Quella sera (politici assenti e già tutti coricati in branda con coperte rimboccate) nel rispondere all’ex Procuratore Nazionale Antimafia, il Sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria più o meno disse che “Un cittadino medio calabrese non può prendere le pagine gialle e scegliere liberamente un’azienda per venirgli a fare i lavori in casa. E’ tutto controllato. Se a questo si aggiunge che i preti hanno rapporti con la ‘ndrangheta…”.
Una signora a fine serata chiese al Sostituto Procuratore – tra l’altro appena insignito qualche giorno fa a New York del premio ‘Civil Courage Prize’ – su dieci preti quanti di loro erano coinvolti con l’organizzazione criminale. “Circa sette” fu la risposta; concetti poi ampiamente trattati nel suo libro ‘Acqua santissima’ ed in parte affrontato da Franceso I quando ha detto che “Gli uomini della ‘ndrangheta non sono in comunione con Dio, sono scomunicati” (‘la Repubblica, 22.6.14’).
Questa primavera a ‘Piazzapulita’ si è visto il Premier Non Eletto andare a Scalea (CS) e chiedere alla giovane Martina che mestiere avrebbe voluto fare da grande. “La giornalista”, ha risposto  questa giovane speranza calabrese. Costei andrà forse in un’azienda ‘libera’ come ‘L’Ora di Calabria’ dove si verifica un “guasto alle rotative”, perché altrimenti sarebbe andato in stampa la notizia sull’indagine dove vengono contestati i reati di “abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione a delinquere” nei confronti del figlio del senatore Gentile(Ncd)? ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/19/editoria-direttore-de-lora-della-calabria-pressioni-per-bloccare-notizia-e-il-giornale-non-esce/887588/ )
L’attuale Ministro del Lavoro Poletti intervenendo a Verona al convengo di ‘Nomisma’ lo scorso 23.11.13 ha detto: “A me piacevano i campi colorati, quando c’era anche magari qualche erba fiorita in mezzo; ma quei diserbanti non hanno fatto fuori solo le erbe infestanti, hanno fatto fuori anche tutto il resto, hanno fatto fuori anche i grilli, le lucertole, le lucciole. Ed io ho avuto una sgradita sorpresa da questo punto di vista. Parlando con la mia nipotina, che ha sette anni, ho scoperto che non sa che cosa è una lucciola. E io mi sono sentito gravemente colpevole, perché da nonno sono responsabile del fatto che io con le lucciole ci ho costruito dei sogni e delle emozioni che la mia nipotina non ha potuto avere”.
Il Ministro può stare tranquillo che di questo passo, se non si danno una scossa, a mezzanotte nel Mezzogiorno di lucciole ne vedremo sempre di più.
Le vere lucciole, quelle che si vedono solo nel mese di maggio, durano circa un mese; che è metaforicamente il tempo di vita che uno startupper sopravvive in assenza di ‘Larghe Imprese’ ( civitasdemocratica.it/2013/07/30/larghe-imprese/#startup ), cioè quelle che creano indotto, con la quale fare “massa critica” e sperare di resistere alla concorrenza globale.
Supponiamo di metterci nei panni di chi, una volta ottenute tutte le agevolazioni previste a favore di chi ha in mente di aprire un’azienda o di assumere, vorrebbe (condizionale d’obbligo) occuparsi di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Ora che sta partendo il bando ( http://www.lanotiziagiornale.it/poste-telecom-e-colossi-esteriallassalto-della-nuvola-da-2-miliardiporte-girevoli-tra-societa-e-agenzia-digitale/ ) se non c’è un Antitrust che favorisce/tutela l’ingresso di nuovi player, qual è la percentuale di venir mangiati vivi? Sarà un caso ma l’articolo di Sansonetti su ‘LA NOTIZIA giornale.it’ del 23.9.14 finisce con un categorico “Al punto che nei mesi scorsi la Consip si è vista costretta a prorogare per un massimo di 24 mesi il servizio attualmente svolto da Fastweb (con Hewlett Packard), British Telecom, Wind e Telecom. Sempre gli stessi, quindi, pronti per l’ennesima cuccagna”.
Onde risparmiare, per caso la Consip ha preso in considerazione di chiedere tramite sondaggio alle varie aziende che si apprestano alla “cuccagna”, se hanno intenzione di utilizzare software NON proprietario? ( http://www.survio.com/survey/d/B8N8Y5R1X6G4R2G9H )
Ora qui non si vuole dimostrare che siccome un imprenditore condannato in secondo grado per corruzione come Alfredo Romeo (poi assolto), il quale lavorava spesso per la Consip e che trovandosi assegnati numerosi appalti pubblici ha finanziato tanti politici, e che siccome risulta anche tra gli sponsor della Fondazione Big Bang del Premier NON Eletto (60mila euro), allora per proprietà transitiva quest’ultimo è automaticamente da considerarsi un corrotto. Però di questa vicenda se ne è occupato ‘Report’ il 2.12.13, e la ‘sentinella’ Gabanelli durante la trasmissione ha lasciato intendere che i privati prima o poi “chiedono qualcosa indietro”. In effetti la riforma della Pubblica Amministrazione dell’attuale Governo sa un po’ di tisana alla camomilla: il problema degli sprechi non sta proprio nel meccanismo degli appalti?
“Eureka, ho trovato!”, uno salta giù dal letto tutto pimpante credendo di aver avuto un’idea geniale nell’inventarsi un nuovo sistema per la formazione e informatizzazione della P.A. e… può tornarsene pure a letto: tranquilli a questo pensa tutto, o quasi, il Gruppo Maggioli ( www.maggioli.it ). Supponiamo invece che uno startupper stia aspettando di sapere dove investire in un settore strategico come le Smart Grid: niente paura perché l’attuale Governo in pompa magna ha venduto il 35% di CDP reti a ‘State Grid Corporation of China’. Sembra di ottimo umore Quadro Curzio sul ‘Sole’ del 31.8.14 quando afferma “Lo dimostra la cessione del 35% di Cdp Reti spa alla State grid international development controllata da una grande impresa statale cinese, con cui si possono costruire iniziative strategiche anche in altri settori”: contento lui… Per altri invece può essere un amaro risveglio (in un contesto europeo, ad esempio, perché non vendere a Schneider Electric, Siemens, o ABB?). E se nel torpore generale uno avesse voluto andare a lamentarsi con Matteo del Fante, ex CDP, ora a Terna, sarebbe rimasto deluso: assente ingiustificato a ‘Festambiente’ lo scorso 11.8.14.
E qualora uno fosse riuscito ad avviare una utility e volesse provare a vincere un appalto nella fornitura di energia? Niente paura perché Sansonetti ci informa che c’è chi riesce a “papparsi” 10 lotti su 10 lotti di bandi Consip ( http://www.lanotiziagiornale.it/ecco-la-regina-degli-appalti-elettricia-gala-spa-10-lotti-su-10-di-un-bando-consip-da-1-miliardonel-cda-spunta-lex-presidente-della-societa-del-tesoro/ ): ai soliti noti un bel 10 e lotti in pagella, agli insoliti ignoti la lode di averci provato. Ma esiste ancora una differenza tra Consip e Consob?
Lo scorso 1.7.14 a Roma si è svolto il convegno ‘Enterprise Architecture Conference’ del Soiel dove è stato detto da un dipendente Consip che entro 4 anni ci sarà un rinnovamento hardware e software: siccome come abbiamo visto c’è sempre l’asso pigliatutto che fa l’en plein, perché non istituire per legge che quando si fa un bando almeno un lotto lo si concede ad una new-entry? Chiamasi ‘quota startupper’.
La parolina “Consip” si è udita anche durante il convengo sull’Open Source organizzato da Soiel tenutosi a Roma il 16.4.14 ( http://www.soiel.it/res/evento_ediz/id/281/p/open-source-roma-2014 ), dove è stato annunciato da uno dei relatori che il sistema di fatturazione del sistema sanitario della Regione Lazio verrà utilizzato anche nelle altre Regioni. Sì perché il sistema della Regione Toscana qualche ‘baco’ informatico deve averlo: come si fa ad inviare ogni due anni l’avviso per il PAP test a chi, per motivi chirurgici, il tumore all’utero non potrà mai più averlo? Cui prodest?
Visto che si cade in argomento, supponiamo che uno startupper abbia in mente di rifare tutto il sistema di digitalizzazione delle cartelle cliniche: niente paura c’è già la ‘Dedalus’ del Moretti, sponsor dell’ex Sindaco di Firenze: “E poi c’è la Enecom, azienda attiva nel settore delle rinnovabili, che vanta ottimi rapporti con la Fiat (le sue tecnologie sono state sviluppate nei centri di ricerca del Lingotto). La società è controllata dalla Eneco Spa, presieduta da Giorgio Moretti, presidente di Quadrifoglio, la partecipata fiorentina dei rifiuti” (Duccio Tronci, ‘Chi comanda Firenze’, p. 37).
Allora al buon startupper, che forse medita di andare all’estero, non rimane che pensare veramente in grande e proporsi in prima persona per informatizzare il sistema giudiziario italiano. Idea geniale, tanto sono tutti lì a braccia aperte che da vent’anni non aspettano altro: meglio andarci per davvero a quel Paese?
“Introdurre un principio meritocratico in Italia non sarà facile”: oooh, finalmente parole sante per sfoltire questi intrecci di finti dormienti. Uno pensa allora che c’è finalmente speranza per questo Paese dato che chi la proferì fu l’attuale Ministro dello Sviluppo Economico, fattasi le ossa, si presume senza essere raccomandata, nella Ducati Energia dell’ex vice-presidente di Confindustria Guidalberto Guidi. Dettaglio: “nel capitale della Ducati Energia è entrata la Simest, la finanziaria pubblica (controllata dalla Cassa depositi e prestiti) che per statuto investe nelle aziende con forte presenza all’estero. E questo è sicuramente il caso del gruppo Guidi che ha spostato buona parte della produzione in Croazia, Romania e India” ( http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/03/06/news/federica-guidi-imprenditrice-di-famiglia-e-di-governo-1.156163 ).
Va riconosciuto comunque alla famiglia Guidi di aver avuto occhi da civetta (in nome della meritocrazia, ci mancherebbe), ma a quando la Wake up Tax?
Oltre alla Web Tax, come già sottolineato a chi dovere ( civitasdemocratica.it/documents/usa/obama_220214 ), e riforma del sistema dei rating ( civitasdemocratica.it/documents/usa/obama_220213 ), è evidente come sia oramai necessaria anche una Job Tax a livello di comunità europea, altrimenti un imprenditore migra oltre confine dove più gli conviene. Ma ciò accade pure in Italia, dove la Arval da Scandicci(FI) è migrata in Trentino per via di un migliore regime fiscale (a proposito di riforma del Titolo V e abolizione Statuti speciali).
Dice l’Ing. De Poli di G.E. che “I NOSTRI INGEGNERI COSTANO MENO DEI CINESI” ( http://www.lettera43.it/economia/macro/de-poli-di-general-electric-il-nostro-paese-e-competitivo_43675141946.htm ): gli ingegneri della ex Nuovo Pignone, ora General Electric, costituiscono senz’altro un’eccellenza difficilmente replicabile al mondo, ma il costo medio in Cina per un ingegnere elettronico è più o meno di 2 euro l’ora per ogni tipo di componente (cellulari, elettrodomestici, decoder, centraline per digitale terrestre, giochi per bambini, etc. etc.): un esempio ce lo dà Ericsson che taglia dipendenti “a causa della concorrenza asiatica, basata troppo spesso sul progressivo abbattimento dei prezzi” ( http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-08-04/ericsson-taglia-dipendenti-120213.shtml?uuid=Abn8UQJG&fromSearch ): il riferimento è ai cinesi della Huawei.
A parte gli strumenti a corda dove il Made in Italy tiene, stessa musica con quelli a fiato, dove la produzione si è trasferita altrove.
Durante l’incontro tenutosi a Pisa il 12.10.14 all’Internet Festival di Pisa, il prof. Stefano Micelli, della Ca’ Foscari di Venezia, ha bene evidenziato la differenza tra il modo con cui il governo americano finanzia la ricerca per obbiettivi (top down), mentre in Europa l’approccio è più di tipo bottom up. Per esempio Obama ha stabilito che entro il 2025 negli States si dovrà trovare un vaccino contro l’Alzheimer; altro esempio è quello dell’ex presidente americano JFK che nel 1961 stabilì che entro gli anni Sessanta sarebbero andati sulla luna: il secondo obbiettivo è stato centrato,  per il primo vedremo, anche perché il cervello non è un muscolo bombardabile con cellule staminali; semmai si può tentare di “controllare” e “prevenire” il fenomeno.
Comunque al convegno pisano, oltre alla necessità di stabilire degli standard di interoperabilità, è venuto fuori come bisognerebbe creare i presupposti perché in Italia (o Europa) si stanzino finanziamenti per realizzare una nuova Amazon (“As of 2014 most of the markets for essential goods are governerd by monopolies. Retail is governed by Walmart and Amazon”, Zephyr Teachout, ‘Corruption in America’, p. 301), un’Olivetti, un’Apple, un nuovo Booking.com. Bisognerebbe chiedere a Banzi, inventore di Arduino, se è possibile industrializzarlo. C’è bisogno delle cosiddette ‘Larghe Imprese’ e cambiare i cicli produttivi come suggerisce ‘The Phoenix Project’ ( http://en.wikipedia.org/wiki/The_Phoenix_Project:_A_Novel_About_IT,_DevOps,_and_Helping_Your_Business_Win ).
Invece di andare nella Silicon Valley dove non tutto è oro ciò che luccica (“Facebook builds nothing, manufactures nothing, creates nothing” http://www.salon.com/2014/10/24/silicon_valley_will_destroy_your_job_amazon_facebook_and_our_sick_new_economy/ ), non sarebbe il caso di reinventarsi il riciclo e produzione del silicio in loco invece che farlo fare solo ai cinesi?
Superfluo ricordare, perché le ferite ancora sanguinano, la vicenda di Mazzola e Cafiero di Olivetti che partiti da Ivrea hanno fatto grande Cisco, colosso USA nel campo dell’ICT.
Last but not least, in tema di economia: se l’attuale Governo dovesse inserire (ma sembra l’abbia fatto davvero) nel conteggio del PIL anche droga e prostituzione, che farà Kerry Kennedy dopo il suo endorsement all’attuale esecutivo: si scandalizzerà in nome di suo padre ( http://www.youtube.com/watch?v=iLw-WLlM9aw ), oppure farà la Sleeping Beauty?

Sanità
Di Beauty in Beauty arriviamo alla Bellezza del giornalismo toscano, al secolo Ilaria Ulivelli, che su ‘La Nazione’ del 25.3.14 riporta ciò che il presidente AIMA Firenze (Associazione Italiana Malattia d’Alzheimer) scrive al Premier Non Eletto: “Le famiglie dei malati di Alzheimer non possono essere lasciate sole… Notiamo con soddisfazione che è la prima volta che i bisogni della non autosufficienza nel nostro Paese ricevono l’attenzione di un premier”. Ma va? ( civitasdemocratica.it/2013/10/25/blablabla/#alzheimer_1 ) Ogni tanto si sentono sparare in aria cifre: ma anche qui a che punto siamo, o bisogna nuovamente suonare le campane per costringere che qualcuno si alzi dal proprio giaciglio impiumato?
Passando di frasca in palo arriviamo al Presidente della Regione Toscana: “Il culmine Renzi – dichiarò Rossi – lo ha raggiunto all’indomani dell’assemblea nazionale che gli ha concesso la deroga ad personam per partecipare alle primarie, dichiarando che se vince cambia tutti i dirigenti. Siamo di nuovo ad un uomo solo al comando. Ma se questo Pd gli suscita tanta avversione perché non cambia partito?” (18.10.12). Ma il Presidente, intervistato quest’estate dalla Thelma&Louise del giornalismo toscano (al secolo Poli & Ciuti), ha detto: “Io berlingueriano faccio il tifo per Renzi” (‘la Repubblica-Firenze’, 3.8.14). Della serie “eh, ma allora dormivo”; o ha forse un principio di Alzheimer? Nel secondo caso, vediamo allora come ci si può aiutare con un po’ di sana alimentazione.
Si è fatto menzione alla sfida di Obama per trovare un vaccino contro l’Alzheimer entro il 2025 e qui entrano in gioco aspetti farmacologici, e perché no alimentari, di cui il nuovo TTIP (Translatantic Trade & Investment Partnership) non potrà non tenere conto. Premesso che ancora non c’è uno studio che possa certificare la tossicità degli OGM, però è anche vero che un massiccio utilizzo di additivi chimici a lungo andare non costituiscono certo un toccasana per il terreno coltivato, tanto che c’è chi si appella al ‘Save Our Soils’.
Se si voleva dare un segnale, gli 80 euro per le neo mamme non potevano essere deducibili per l’acquisto di latte in polvere fatto solo di prodotti naturali? (Qui perché non guardare a cosa succede alle nuove mamme in Francia dove praticamente hanno tutto spesato?)
Come già ricordato ( civitasdemocratica.it/2013/07/30/larghe-imprese/#LCA ) il problema della tracciabilità (Life Cycle Assessment) è di fondamentale importanza per valorizzare la filiera in tutti i campi, tessile, industriale (durano più le verghe fatte a Livorno dalla Lucchini o quelle dei potenziali acquirenti indiani?); nel campo alimentare-agricolo questo aspetto poi è doppiamente importante, quasi imperativo, proprio per gli aspetti epidemiologici che ne possono derivare in ambito non solo delle malattie neurodegenerative.
Prima che la demenza non colga tutti di sorpresa, val la pena ricordare che il tema dell’Expo 2015 è, almeno fino a ieri sera, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”: non è sulla sostenibilità alimentare che ci si deve concentrare? Non costituisce un controsenso abolire le etichettature come propone il TTIP, quando poi lo scorso 11.6.14, grazie ad un accordo tra i vari ministri dell’Ambiente della UE, “i singoli Stati potranno evitare le coltivazioni ogm”? (‘La nuova Ecologia’, Luglio-Agosto 2014)
O siamo al sonno della Ragione?
E la Ragione è di dx o sx? Ce lo spiega ‘Il Sole 24 Ore’ quando titola il 27.7.14 a firma di Arnaldo Benini “Il genio è nella mano sinistra… Come mai? La risposta è nel cervello. Johannes Brahms e Paul Wittgenstein lo avevano intuito”. Dal tono sembra l’abbia scoperto lui in anteprima mondiale: peccato che il compianto Giovanni Maria Pace su ‘la Repubblica-Firenze’ del gennaio 1998 scrisse di aver assistito sull’argomento ad una relazione “memorabile”: per caso a qualcuno qui la memoria ha fatto cilecca, o è sonnolenza acuta? E se, oltre alle scuse, qualcuno cambiasse squola (oops!) di sonniloquio?

Scuola
C’è chi invece di parlare del ‘Pacco’ del Nazareno vorrebbe parlare di scuola. Non è l’unico tant’è vero che ci sono quelli che, al canto del gallo e prima di lui e grazie ai Fondi Sociali Europei ( civitasdemocratica.it/documents/fse/diploma_bioedilizia ), si è andato a fare il giro delle scuole della Provincia di Firenze a verificarne le condizioni in ambito di dispersione energetica ( civitasdemocratica.it/2010/03/26/226/ ): caliamo un sonno pietoso, anche in virtù del solito refrain soporoso “Io quando ero in Provincia i soldi per la manutenzione delle scuole li trovavo” (M.Renzi, ‘la Repubblica Firenze’, 12.10.12).
Piuttosto, è stata creata una banca dati nazionale con l’elenco di tutti gli istituti disastrati e poter così chiedere finanziamenti all’Europa?
In quanto all’insegnamento dell’inglese, dell’informatica e della musica, non è che queste cose le hanno pensate solo nel Valdarno: nel nord Europa sul tema sono molto più ‘mattinieri’ ( http://www.eeb1.com ).

Finanziamenti Europei e Fondi Sociali
In uno degli esempi citati si è voluto evidenziare un caso macroscopico di come i fondi europei già da molti anni vengono gestiti in modo pasticciato (è un EUfesmismo), anche da parte di coloro che a parole invocano “Europa, Europa!” ( civitasdemocratica.it/documents/ortelius/ortelius_Corriere_120399 ).
Nel ‘pasticcio’ all’italiana c’è chi tirava in ballo “la miopia della UE” e gli interessi strumentali “ad altri interessi” ( civitasdemocratica.it/documents/ortelius/ortelius_Vallini_150498 ); altri invece che si forzavano di spiegare all’allora timoniere della UE quali fossero i famosi “costi non eleggibili” ( civitasdemocratica.it/documents/ortelius/ortelius_Prodi_091999 ); ma chissà se parte di quei soldi incamerati a suo tempo dalla Giunti sul progetto ‘Ortelius’ son serviti anche per pubblicare ‘Matteo il conquistatore’ di Alberto Ferrarese e Silvia Ognibene: ‘sigh’ transit gloria mundi?
Ma si sa, il popolo pecorone lo si deve ammansire, visto che tra i vari beneficiari del latte comunitario, oltre a Giunti Multimedia, c’è anche uno storico gruppo informatico che faceva riferimento ad un celebre gruppo editoriale.
Anche nella gestione dei Fondi Sociali l’Italia riesce a fare la Regina della Notte: infatti doversi presentare all’esame finale per la qualifica di ‘Tecnico Qualificato per la Progettazione ed Elaborazione di Sistemi a Risparmio Energetico’ senza che il registro di stage sia stato controfirmato dall’azienda ospitante ( civitasdemocratica.it/documents/fse/stage_Asev_071211 ), è o non è un esempio di manifesta sciatteria?
Se il Presidente della Regione Rossi, avvisato del misfatto nel marzo 2012 ( civitasdemocratica.it/2012/03/08/vabbuo/#FSE ), come pure l’ex Sindaco Firenze ( civitasdemocratica.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/cotto_o_bollito_130312 ), avesse detto “Gli faccio rifare l’esame”, sarebbe stata una dimostrazione che sul comò della sua camera da letto non poggia una sveglia birichina.
Alla faccia dei garanti, che probabilmente sono fuori garanzia, c’è poi chi vince la segreteria di un noto partito grazie anche a “mister 20mila preferenze” ( http://www.giornalettismo.com/archives/1415601/la-grande-famiglia-di-francantonio-genovese/ ) che di Fondi Sociali Europei risulta essere un grande esperto.
Notte fonda o notte fondi?

Civitas
Di fondi vuoti il centro di Firenze (la si prende come esempio di città ‘modello’) si sta riempiendo sempre di più. Fondi però abbandonati dai cittadini, sia perché esasperati dai ‘concerti’ della Movida notturna, o perché nel centro storico, dove c’è l’isola pedonale, mancano bus e tramvie adeguate. Ed una volta ristrutturati, i costi dei nuovi fondi non sono certo accessibili ai più, e così anche gli artigiani (anche perché mancano le scuole professionali), piccoli negozianti, fanno fagotto.
Ma la cittadinanza fiorentina (e non solo, se questo è il ‘trend’ de vie) di questo passo che futuro avrà?
Si potrebbe iniziare allora a valorizzare i consigli di quartiere. L’eterna promessa del socialismo italiano Valdo Spini ha detto che il nuovo Sindaco di Firenze ha intenzione di rilanciarli. D’altra parte dopo tutte le pestate di callo (obtorto callo), che si è beccato sui parcheggi il suo predecessore  (vedasi P.zza del Carmine) significa che qualcosa è successo. Al consiglio di Quartiere n°4 per dimostrare che son passati dalla teoria alla pratica hanno messo una persona dal cognome inequivocabile: Dormentoni Mirko(PD).
E il Movemento 5 Stelle, che alle comunali fiorentine ha presentato una mandria di candidati (18) nel Quartiere n°1? Visto che si spacciano tanto di essere contro i partiti, non ha perso un’occasione per dimostrarlo? Se si voleva dare un segnale di cambiamento – perché la partitocrazia nasce proprio lì – non si poteva assegnare almeno la presidenza del consiglio di quartiere estraendolo a sorte tra i vari cittadini volontari?
Ma è abitudine che i residenti vengano coinvolti ex post, a disastro avvenuto. Infatti si legge sul ‘Corriere Fiorentino’ del 21.10.14 un articolino (ma proprio ino) che riporta “Chiuse le indagini sullo snodo ferroviario fiorentino della Tav… indagate 33 persone… tra cui Maria Rita Lorenzetti, ex governatrice Pd dell’Umbria passata poi alla guida di Italferr, e sette coop edili (Nodavia, Coopsette, Seli, Italferr, Varvarito, Htr, Hydra). L’accusa: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione…”.
Nessuno è colpevole fino a condanna definitiva, ma perché, malgrado le segnalazioni PRIMA dell’intervento della Procura ( civitasdemocratica.it/2013/01/06/the-boost-is-yet-to-come/#TAV ), nessuno è stato messo a conoscenza dell’esistenza dell’Osservatorio sulla Tav del capoluogo toscano?
Va riconosciuto però che su ‘Left’ del 21.5.14 nell’intervista a Riccado Nencini, vice Ministro dei Trasporti ( civitasdemocratica.it/2014/05/21/left_210514 ), nella nuova legge sugli appalti verrà introdotto il “debat public, il confronto dinanzi alla cittadinanza sulle opere che possono avere un impatto sensibile sul territorio”.
Alla presentazione del libro su Obama lo scorso maggio a Firenze, tra i meriti riconosciuti al Presidente USA c’è il “canvassing” (trad. richiesta di voti), non solo col porta a porta ma anche con l’aiuto della tecnologia.
Prima che nascesse Grillo, quando in nome della democrazia deliberativa, anche con l’ausilio della Rete, si tentava di “proporre una metodologia di scelta delle problematiche da affrontare e discutere con i cittadini sulla base di quelle che erano le loro istanze ed esigenze”, evidentemente era troppo presto ( civitasdemocratica.it/2012/10/24/postdemocrazia-dipende-da-noi-o-da-voi/#deliberativa ).
Inutile raccontare la difficoltà tutti questi anni per tentare di organizzare in Regione Toscana un convegno sul tema degli appalti e corruzione con ospiti del calibro di Cantone ed il prof. Vannucci (poi in parte avvenuto la passata primavera); ma sintetizza bene Simone Siliani, funzionario regionale, il 3.7.14, riferendosi ai suoi colleghi: “il settore degli appalti, mi sembra di capire, non si è speso a sufficienza per farlo”.
Chissà cosa avevano di tanto importante da fare: come le marmotte, colpiti da un insostenibile narcolessia dell’essere?

M5S
Di solito più che il narcotico, ad un malato delirante gli si dà un’aspirina per provare a fargli scendere la temperatura. E supponiamo, per assurdo, che il M5S sia una specie di paziente febbricitante che straparla sdraiato in una lettiga del Pronto Soccorso in attesa di essere visitato. Domanda: ma tutti questi anni, anzi decenni, i sedicenti dottori ‘democratici’ o ‘liberaldemocratici’ dov’erano? A letto con le infermiere? O a fare 4 salti in barella?
Comunque anche l’M5S è bene che si metta in testa che uno dei più grandi club di calcio di tutti i tempi, al secolo Barcellona F.C., non si è mai sognato (forse una volta prima della strapersa finale di Champions del 1994) di entrare in campo con atteggiamento da vincitore: il loro motto è “Som un equip”.
E allora non è stato demenziale partire in quarta con ‘Vinciamonoi’? Non parliamo poi (fa pure rima) di quando hanno mandato allo sbaraglio, per poi sconfessarlo, il vice presidente della Camera di Maio a discutere di legge elettorale con gli altri partiti.
C’è bisogno del Movimento 5 Sveglie?

Miscellanea
Separare finanza, economia, politica, stampa risulta sempre più arduo perché oramai è una miscela indistinta. I cosiddetti ‘Abbracci’ ( civitasdemocratica.it/2013/06/07/abbracci/ ) sono oramai consolidati. Invece quando c’è da aiutarsi e dialogare veramente, questi ‘composti chimici’ si separano; come sindacati e Confindustria, che invece di marcare le distanze sull’art.18 dovrebbero piuttosto guardare di più al loro interno: i primi incapaci di autoriformarsi su un modello nord-europeo ( civitasdemocratica.it/2012/03/08/vabbuo/#sindacati ), i secondi solo bravi ad alzare la voce in nome di una maggiore flessibilità e riduzione delle tasse. Ai primi rinnovarsi non importa nulla? (Ssssh, l’orso dorme!) Il piano industriale ai secondi non interessa? (Macché, roba da regno delle tenebre!)
Per quanto riguarda la stampa, sono più corporativi quelli della FIEG o quelli della FNSI? Bel derby.
Inoltre tutti questi anni si è assistito ad una perfetta simbiosi tra l’elettore PCI-PDS-DS-PD ed il lettore de ‘la Repubblica’ (almeno fino a poco tempo fa): come se l’un l’altro si comprassero vicendevolmente a scatola chiusa, tipo confezione Arrigoni. ‘Il Narciso’-Scalfari, con tono da padre della patria, ci ha sempre insegnato che non bisognava votare per la DC, che non bisognava votare per il PSI di Craxi, poi che non bisognava votare per l’ex Cavaliere, poi durante le ‘primarie’ per le politiche 2012 che non bisognava votare per l’ex Sindaco di Firenze, poi alle ultime europee che il partito dell’ex Sindaco era l’unico votabile. Ora invece come se fosse svanito un sogno, si interroga sulla “natura del Partito Democratico Italiano” e che son spuntati “Tre partiti populisti” (5.10.14): mai sfiorato per l’anticamera del cervello che forse questa sua spocchiosità è uno degli effetti collaterali?
Ma benedetti ‘debenedettini’, se tutti questi anni invece di fare politica militante avessero difeso un sistema di valori, indipendentemente da colui che pretendeva di incarnarli in Parlamento, oggi forse non cadrebbero dalle nuvole. Perché ‘Il Narciso’ non scende una volta dall’Olimpo e riconosce che almeno sulle nomine della Consulta, al di là dei nomi e i modi, l’M5S ha vinto ai punti?
Che cosa è il PD? Prima dell’articolo di De Bovtoli del 24.9.13 questo lo spiegato al ‘Circolo Rosselli’ di Firenze il 15.9.14 la consigliera regionale toscana Stefania Fuscagni (FI), che parlando del suo partito lo ha definito oramai “post lideristico”; ben detto, infatti la leadership si è spostata altrove. Ha poi aggiunto “Ci voleva un democristiano per far entrare il PD nel PSE”. Semmai uno sparigliatore, dato che la parola “socialist” è indigesta a qualche ente di ‘beneficenza’ ( civitasdemocratica.it/documents/usa/thorne_040713 ).
E’ chiaro che nell’immobilismo generale (voluto o no lo scopriremo solo vivendo) arriva un guitto che dice “Qui gl’è tutto da rifare” e prende un fracco di voti anche dalla “soi disant” sinistra che, appena gli si è presentata l’occasione, è salita sul tram della ‘vittoria’ senza preoccuparsi di dov’è il capolinea.
Se però l’ex Cavaliere fosse andato al Governo dopo aver pugnalato un suo compagno di squadra? Apriti cielo: sindacati, tutte le organizzazioni umanitarie, WWF, e compagnia bella, sarebbero andati in piazza a protestare; forse avrebbero persino chiamato il Dalai Lama (non il parente di Luciano il sindacalista), per dimostrare che il re di Arcore non era assolutamente compatibile con la democrazia.
E se ‘la Repubblica’ non fosse mai esistita? Probabilmente esisterebbe ancora un gruppo informatico con migliaia di occupati in più. Quest’ultima naturalmente è una tesi opinabilissima, alla quale quelli del gruppo ‘Nespresso Spa’ (cioè quelli che si fanno di caffeina quando più gli conviene), ad un tale affronto possono glacialmente replicare con un “Ma noi siamo una Società per Azioni, l’importante è vendere”. Se questa fosse la risposta, la profezia di Ernesto Rossi cadrebbe a pennello. In fondo tutto ‘sto vociare sul conflitto d’interesse e poi metterlo improvvisamente in soffitta, non ne è una dimostrazione?
Per bar condicio, c’è sempre il tandem FI-‘Il Giornale’, ed è inutile fare nome e cognome di chi, divenuto premier, “ha visto schizzare verso l’alto gli utili della sua principale azienda. E pensare che nell’ottobre 1993 il ‘Biscione’ era letteralmente sull’orlo del fallimento!” (E.Remondino, ‘Senza Regole’, pp. 71-72).
Dal piccolo mondo antico, arriviamo al ‘nuovo’.
L’ex Sindaco di Firenze è senz’altro molto bravo a fare gli slalom e a bacchettare i totem del vecchio corporativismo; come è molto bravo ad assorbire, quando gli fa comodo, le idee che gli vengono suggerite; un po’ meno bravo quando fa le scarpe ai propri compagni di squadra, che se ci pensa bene gli stavano tirando la volata in un contesto economico difficilissimo ( ‘Som un equip’ o ‘Homo lupettus homini’?); ancor meno bravo quando non risponde alle domande sul perché non avanza mai critiche nei confronti delle banche protagoniste dell’ultima bolla speculativa che non hanno certo migliorato l’economia europea, peraltro già in fase di stagnazione prima del 2008. Evidentemente l’art.33 della Legge di Stabilità ci aiuta a capirlo: fugge dalle corporazioni ma chiede soccorso dalle ‘corporations’?
Nella notte dei tempi, all’indomani della Leopolda I, il giovane furetto diceva “Chi ha già fatto tre legislature non può essere ricandidato” (‘la Repubblica-Firenze’, 25.10.10): quanti mandati ha già fatto il neo Ministro degli Esteri?
Se per lui il TTIP è “vitale”, altri invece parlano di “vague generalities” ( http://www.ceps.eu/book/economic-incentives-indirect-ttip-spillovers ).
E’ vero che anche l’OCSE parla di tutele crescenti, ma dopo mesi e mesi di siesta all’insegna del ‘Vamos a la playa’, se tutta questa improvvisa fretta sulla riforma del lavoro, in assenza di un piano industriale, è solo perché ad esempio non si vuole creare fastidi alla Apple affinché possa aprire il più grande negozio europeo a Firenze in piazza della Repubblica, beh allora questa ‘riforma’ perché non la chiamiamo ‘Steve Jobs Act’?
Il Presidente Napolitano (che riceverà tutto via raccomandata, ndr) sembra/va di essere dell’avviso che con l’attuale riforma della Giustizia e del Lavoro il Paese sia ad un punto di svolta. Le riforme vanno fatte nessun dubbio, ma quando si fanno, non vanno fatte bene? Invece a furia di leggi delega (provocazione meditata?), come è stato fatto sulla riforma del lavoro, non c’è il rischio che prima o poi arrivi qualcuno che si appelli all’art.76 della Costituzione e di far tornare tutto al punto di partenza come al giuoco dell’oca? E come reagiranno i mercati e gli investitori nell’eventualità di impugnazione?
Se poi non si creano le condizioni per aprire le istituzioni ed i partiti ai cittadini, a proposito di ‘OpenPD ( civitasdemocratica.it/2013/10/11/openpd/ ), i “vecchi assetti di potere” difficilmente se ne andranno a riposare.
Indipendentemente dalle riforme, è inutile girarci intorno: se lo scorso 19 ottobre tutti i ricercatori europei hanno marciato in bici direzione Parigi ( http://sciencesenmarche.org ), non significa che si è investito poco in ricerca e formazione a livello europeo? In Italia poi…
Questa Unione Europea, per come sono andate le cose, più che all’ ‘Inno alla Gioia’ di Beethoven, non dovrebbe rifarsi alla sinfonia ‘Incompiuta’ di Franz Schubert?
Eppure oltre 15 anni fa ad un convegno sulla ricerca europea, proprio su questi temi ci si è provato a fare opera di sensibilizzazione ( civitasdemocratica.it/documents/ortelius/ortelius_Amaducci_261098 ).
Poi ci si è provato con ‘Capitan Max’ ( civitasdemocratica.it/documents/ortelius/ortelius_Dalema_191298 ) che nel suo ultimo libro ‘Non solo euro’, a buoi scappati, spalanca gli occhi e suona le campane sbraitando “L’Europa ha bisogno di una svolta radicale e coraggiosa”: infatti c’è voluto un bel coraggio per far fuori una radicale come la Bonino.
A seguire ci si è provato anche con il Professore a due ruote, PRIMA dell’introduzione dell’euro, sia con il diritto ( civitasdemocratica.it/documents/ortelius/ortelius_Prodi_091999 ) che con il rovescio ( civitasdemocratica.it/documents/ortelius/ortelius_Prodi_050400 ), facendogli presente che l’Europa la si costruisce soprattutto partendo da una base didattico-culturale (poi economico-fiscale ed eventualmente monetaria); quando lui era al volante della UE; quando nel suo Gabinetto ninnolava chi, a proposito di ‘RottamaShow’, oggi è Sottosegretario a Palazzo Chigi; quando c’era Schroeder, Bliar; quando Clinton, il talento di ‘Sax and The Citi(group)’, è andato ad inventarsi di metter mano alla Glass-Steagull Act creando così i presupposti dell’ultimo terremoto finanziario del 2007 (dal 2008 al 2013, disoccupazione giovanile dal 20% al 40% circa). Chiamasi sinistra liberal-progressista?
Nel dubbio però è sempre Zephyr Teachout ad ammonire che anche negli USA si sta perdendo il contatto tra cittadini e istituzioni “My hope is that lawmakers will quickly act to pass public funding system and anti-monopoly laws to protect our civic culture… we need obstacles, restraints, an unbreakable connection between the public and the representatives” (‘Corruption in America’, p. 305).
In Italia c’è chi si vanta di avere appena abolito il finanziamento pubblico, però quando si legge che “Matteo Spanò, presidente regionale e del comitato nazionale dell’Agesci, oltre che presidente della Banca di credito cooperativo di Pontassieve… dopo essere stato direttore di Florence Multimedia, all’inizio dell’era renziana è stato nominato alla guida dell’Associazione del Museo dei ragazzi, di cui il Comune è socio” (Duccio Tronci, ‘Chi comanda Firenze’, p. 40), visto che la suddetta azienda ICT si è rivelata una scatola pressoché vuota, a proposito di quanto dice JPMorgan sulle “tecniche di costruzione del consenso sfocianti in clientelismo” ( civitasdemocratica.it/documents/usa/thorne_040713 , p. 3), spontanea sorge una domanda: a volte non fa comodo anche il pubblico per promuovere la propria immagine?
“Però è anche vero che Renzi e Salvini e Letta e Alfano, i quattro che formano questa gioventù al galoppo, sono dei professionisti della politica. Non hanno fatto altro nella loro vita: riunioni, assemblee, comizi, presenze ai talk show, battute ai giornalisti, cinguettii su Twitter. Il Palazzo, nelle sue forme e nelle sue declinazioni, è stata la loro unica trincea… Nessuno di loro (se si eccettua una lieve scampagnata di Renzi nell’azienda di famiglia) ha mai visto uno stipendio, sa cos’è un salario. Tutti hanno solo i cedolini delle indennità di funzione” (Antonello Caporale, ‘Il Fatto Quotidiano’, 10.12.13).
Il meglio deve ancora venire? Ma i migliori sono quelli che sono costretti a stare ai bordi del campo e guardare questo teatrino.
Siamo a teatro quindi, e dopo che è calato il sipario su ‘l’Unità’ sembra che non sappiano di che farsene neanche di ‘YouDem’.
Nel caso ci sia bisogno di un nuovo nome per rilanciarlo, può andar bene ‘YouDorm’?
Cordialmente
Giovanni Amaducci
(CivitasDemocratica.it)

Pensierino di S.Lillero
M.R.: “Oh Amaducci, certo che con tutte queste tematiche se Lei si fosse candidato mi avrebbe fatto mangiare un bel po’ di polvere. Così me ne sarei rimasto bono bono a casa mia a godermi i figlioli e nipoti.”
G.A.: “Lei ha sempre la scusa pronta. Peccato che alla cena dell’Associazione Italiana Malattia d’Alzheimer, tenutasi lo scorso dicembre presso la ex Nuovo Pignone, una giornalista de ‘La Nazione’, al secolo Sandra Nistri, seduta occasionalmente accanto a me ha detto: ‘Glielo si leggeva in faccia sin da giovane che voleva primeggiare’. Ma anche a volersi candidare, senza lilleri e un si lallera.”

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